Intervengo, Eccellenza,

anch’io sulla questione dei migranti per presentare a nome della maggioranza un Ordine del Giorno, aperto naturalmente alla condivisione di tutte le forze d’opposizione.

Si tratta di un disposto attraverso il quale accogliendo con estremo favore la puntuale e opportuna raccomandazione che le L.L.E.E. hanno inteso inoltrarci, e che ringrazio sentitamente, crediamo di aver tradotto la loro stessa sensibilità e interpretazione.

 

Il fenomeno dei migranti e dei rifugiati sta assumendo dimensioni bibliche, siamo testimoni quotidianamente di situazioni tragiche, nei confronti delle quali siamo chiamati in modo urgente, stante anche il nostro ruolo istituzionale, a promuovere uno o più piani di sostegno e di aiuto, su diversi livelli, compatibili con le capacità del nostro Paese, verso coloro che fuggono da conflitti, regimi tirannici, sfruttamento ed abusi dei diritti umani; altri che spinti dalla miseria sono in cerca di un posto dove sopravvivere; altri sono profughi, vittime di disastri naturali, o del degrado ambientale; altri ancora che sono attirati da opportunità, reali o ritenute tali, di migliorare il proprio livello di vita.

 

Dunque da attori di società che diciamo di voler realmente inclusive, dobbiamo fare uno sforzo in più rivolto all’accoglienza nel rispetto di tutti i diritti e doveri per tutti.

 

Come ricordiamo nell’ODG che andrò a leggere, sappiamo quanto il fenomeno sociale delle migrazioni d’individui non sia dei nostri giorni. Esso è, difatti, una pratica storicamente sedimentata nel processo evolutivo della società umana. Il movimento di popolazioni da un luogo ad un altro è fenomeno riscontrabile in tutte le epoche storiche.

La storia dell’uomo è una storia di umanità in movimento.

 

Tanti dei nostri stessi concittadini per buona parte del secolo scorso, hanno dovuto migrare da San Marino…ma la migrazione di oggi, nell’epoca della globalizzazione, ha sempre più, se non del tutto, la connotazione di essere per molti versi “forzata”, cioè più che una scelta, essa è per molti una necessità priva di alternative.

Gli emigranti di oggi sono, in gran parte, ‘vittime’ di processi e condizioni socio-politiche.

 

Tra migranti regolari e irregolari, oggi si stimano in tutto il mondo, circa 258 milioni di persone che risiedono in paesi non della loro nascita, in cerca di una vita migliore o rifugiati che sono fuggiti dai loro paesi a causa di persecuzioni, conflitti, calamità naturali o altri eventi catastrofici che mettono a repentaglio la loro sicurezza e la vita.

Si prevede che tali numeri cresceranno inevitabilmente a causa dell’instabilità sociale, economica, ambientale o politica, combinata con la ricerca di nuove opportunità in un mondo sempre più interconnesso, ed il fatto che siano migrazioni “miste” aggiunge un ulteriore livello di complessità amministrativa e sociale, sia a livello nazionale che internazionale.

Sono certo che a ciascuno di noi sia rimasta ben impressa nella mente l’immagine di Aylan il bambino di 3 anni morto sulle spiaggia turca di Bodrum.

Sono passati oltre due anni, ma da allora continuano gli sbarchi di profughi su imbarcazioni inidonee alla navigazione e sovraffollate che trasportano spesso gruppi misti di rifugiati e migranti organizzati da contrabbandieri senza scrupoli,…sembrano situazioni acquisite della civiltà occidentale di cui siamo parte, una normalità che rischia di offuscarci persino il ricordo di quella drammatica immagine di Aylan.

Eppure, sono altresì certo che ciascuno di noi non rimane indifferente alle immagini che ancor oggi vediamo sui media, dei profughi respinti: bambini, donne, anziani, disabili rinchiusi nelle celle dei Centri cosiddetti di detenzione, oppure in situazioni terrificanti di sovraffollamento nei Centri di Permanenza Temporanea (anche italiani purtroppo anche se l’Italia sta facendo uno sforzo improbo e comunque imparagonabile a quello del resto dei Paesi dell’Unione)  “luoghi’ concepiti appositamente per loro, denominati campi per profughi o per richiedenti asilo, per distinguerli dagli spazi per la gente “normale”,…immagini insomma che danno un’idea di immigrazione a zero diritti, orientata diciamocelo verso la clandestinità, alla precarietà lavorativa ed esistenziale, che offre mano d’opera a costo minimo e ricattabile, quando invece le politiche di un mondo più giusto dovrebbero tendere a un’idea di zero immigrazione.

 

Ora non starò a continuare nella descrizione di una tragedia che rischia di assumere dimensioni apocalittiche e a cui la Reggenza ci ha richiamato a riflettere, so bene che in quest’Aula non ce n’è alcun bisogno, mi limiterò solo a leggere alcuni dati dell’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite.

(http://data2.unhcr.org/en/situations/mediterranean)

Dati aggiornati a pochi giorni fa: per quanto riguarda il Continente di cui siamo parte, dal 1 gennaio di quest’anno sarebbero già 8.815 gli arrivi via mare in Europa (la metà sulle coste italiane), di cui oltre 1.500 sono bambini e giovani sotto i 18 anni,…e sarebbero già 382 persone morte o disperse (parliamo di nemmeno due mesi).

Citerei, infine, solo quelli del 2017, anno con il più basso numero di arrivi via mare: 172.000 circa (nel 2015, l’anno di Aylan, furono più di un milione), e anche con il più “basso” numero di morti o dispersi 3.119.

 

Per tornare diciamo, alla nostra responsabilità in qualità di attori Istituzionali, i singoli governi non possono più rimanere focalizzati sul solo controllo della migrazione nazionale.

Intanto perché i migranti seguono la logica transnazionale del mercato globale del lavoro, gli sconvolgimenti sociali, politici o di guerra, per cui è ancor più urgente e necessario rendersi parte attiva in un contesto di Governo globale capace di gestire le numerose questioni legali, socioeconomiche e politiche che migranti e rifugiati, così come le comunità ospitanti e i paesi di origine o di transito, si trovano a dover affrontare. Ogni paese, incluso il nostro, ha bisogno di una politica globale per affrontare le questioni associate ai migranti e ai rifugiati. I trattati internazionali esistenti e altri accordi, compresi quelli sui diritti dei lavoratori migranti e dei rifugiati, devono essere universalmente ratificati, applicati in modo coerente e completo. La mancanza di una strategia comune rende impossibile infatti, il controllo, la regolamentazione e la sostenibilità dei flussi e, ancor peggio ne rende impossibile il blocco (vedi le coste Europee del Mediterraneo dove sbarcano migliaia di profughi che, entrando in clandestinità, vanno anche ad alimentare la criminalità organizzata). Per tale ragione, siccome oltre agli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite, che includono impegni distinti in materia di migrazione, è giunto a conclusione un processo consultivo durato un anno, che porterà a formalizzare nei prossimi mesi il patto globale per la migrazione sicura, ordinata e regolare il Global Compact on Migration (GCM) e il patto globale per i rifugiati il Global Compact on Refugees (GCR) , credo che già anche qui San Marino possa dare il proprio contributo.

(https://refugeesmigrants.un.org/refugees-compact)

Tra l’altro nella giornata di domani l’Unione Interparlamentare, ad esempio, sarà in audizione alle Nazioni Unite per discutere proprio di questo specifico tema…ed anche la prossima Assemblea Generale dell’Unione Interparlamentare che si terrà a Ginevra tra poche settimane, verterà su questa urgenza.

Allo stesso modo ovviamente la Repubblica di San Marino può e deve sostenere i diritti dei rifugiati e una politica di rifiuto dell’umiliazione di popolazioni o di credo religiosi in altri consessi internazionali di cui è membro effettivo Consiglio d’Europa, OSCE, PAM.

 

Un ulteriore rischio che io intravedo oltre a quelli a cui ho già accennato, è che nonostante dimostriamo contrarietà e vergogna di fronte ai muri che continuano ad ergersi in varie parti del mondo, inconsapevolmente e se rimaniamo inattivi, siamo proprio noi stessi a ergere il muro più grande e disastroso della storia della nostra civiltà, per proteggere noi stessi e i nostri privilegi dal timore dell’invasione degli “altri”. Una muraglia invisibile tra “noi e loro” frutto delle ingiustizie e delle anomalie di questo sistema economico e sociale.

 

Ecco perché accolgo con estremo favore il richiamo a una presa di coscienza, anche da cittadini sammarinesi, da parte della Reggenza. Essa ci fa riflettere circa il legame dell’attuale migrazione con la globalizzazione del mercato, promossa dall’Occidente di cui siamo parte. E’ essenziale e propedeutica per una lettura critica di questo fenomeno e per un atteggiamento più giusto nei confronti degli immigrati nei nostri paesi, riflettere sul fatto cioè, che prima che essi si muovessero verso di noi, noi (noi inteso Occidente evidentemente) siamo penetrati, spesso con violenza economica e socio-culturale quando non anche fisica, nel loro mondo, sconvolgendolo ai nostri fini e per il nostro interesse.

 

E’ altresì essenziale e propedeutico, riconoscere una certa manipolazione delle situazioni e delle notizie, che non fanno altro che creare nell’opinione pubblica quello stereotipo negativo dell’immigrato, del rifugiato in particolare, che lo fa percepire come una minaccia alla pubblica sicurezza. Si tende ad alimentare il pregiudizio senza approfondire le cause della migrazione, prima su tutte, come dicevo, la profonda sperequazione economico-finanziaria su cui si basa oggi il mondo in cui viviamo. Per cui, ritengo che anche sotto il profilo della sensibilizzazione le Istituzioni e la pubblica amministrazione potrebbero attivarsi in modo più effettivo, al fine di costruire un percorso armonico nel Paese volto ad acquisire una comune e moderna educazione alla tolleranza e all’integrazione. Occorre dunque promuovere dibattiti sul territorio per rassicurare i cittadini che queste forme di sostegno non debbano rappresentare una minaccia per il benessere della comunità, bensì un arricchimento sotto più profili, e affinché l’immigrato non sia accolto come soggetto privo di diritti, senza rispetto per la sua cultura o per la sua esperienza religiosa, perché molto spesso, il rifiuto dell’immigrato va spesso di pari passo con pregiudizi ed atteggiamenti razzisti.

La diversità, che tante volte ispira sospetto, è il dono più grande che ci possa essere per un Paese, ed anche i migranti sono parte di questo patrimonio. La migrazione può generare risultati positivi a patto che siano attuate efficacemente politiche proattive per lo sviluppo sociale ed economico, ma accogliere richiede risposte efficaci e meccanismi di condivisione degli oneri e delle responsabilità.

 

San Marino può gettare più di un seme di speranza per un mondo diverso, fatto d’accoglienza e di vero interesse per il bene degli altri,…anche perché lo ha già dimostrato in passato. E oltre a contribuire alle politiche globali in grado di elaborare un nuovo modello di sviluppo più giusto basato sul rispetto di tutti i diritti umani per tutti, e del pianeta in cui viviamo, può svolgere a testa alta il proprio ruolo in sinergia con altri Paesi, Italia in primis, e per i dati relativi alla sicurezza di cui dispone, e per la l’attuabilità di Progetti di accoglienza e di solidarietà verso i migranti e i rifugiati che ho citato in premessa.
Il contesto su cui siamo chiamati a misurarci e a dare una risposta, è un contesto difficilissimo, ma se è vero come è vero che San Marino ha basato la sua storia sui valori della libertà, dell’accoglienza, della pace e del dialogo, anche questa volta il nostro piccolo Paese, magari accompagnato idealmente dal piccolo Aylan, farà la sua parte.

 

Grazie