In un tripudio di strumentalizzazioni, speculazioni e inevitabilmente di inesattezze ci accingiamo a prendere atto di queste dimissioni che hanno caratterizzato il dibattito, o forse sarebbe meglio dire lo scontro, in quest’aula consigliare e nel paese tutto.

Dimissioni che seppur irrevocabili lasciano irreparabilmente strascichi e che rischiano di minare il necessario dibattimento civile.

Dibattito che spesso prevaricava il normale e doveroso confronto sulle tematiche politiche ma che sovente scivolava sul bieco attacco personale, dove l’avversario non era più solamente un avversario, piuttosto un nemico da sconfiggere a tutti i costi.

Una mancanza di rispetto arrivata a colpire spesso e volentieri addirittura i massimi esponenti istituzionali presenti in quest’aula, cosa mai avvenuta nel passato e che ha disgustato anche chi qui non è presente.

Un vecchio compagno di SSD, rappresentò perfettamente il clima di questo consiglio grande e generale parlando di “bullismo parlamentare”, comportamento questo che mina non solo le buone basi di una società civile ma che ci fa rappresentanti di un fenomeno che a parole tutti noi combattiamo, ma che nei fatti lo riproponiamo nei dibattiti politici.

Forse dimentichiamo che dietro ad un politico, ed inevitabilmente anche dietro i suoi possibili errori, si cela una persona, e dietro quella persona una famiglia che giocoforza si fa altrettanto carico di evidenti nefandezze pronunciate durante gli attacchi al nemico.

Penso che a nessuno di noi farebbe piacere essere accomunato ad associazioni malavitose non avendo alcun tipo di comunanza con esse.

Come non farebbe piacere a nessuno di noi essere accusato da chi si nasconde dietro un’immunità parlamentare e che ovviamente non può riproporre il tenore delle accuse al di fuori per non essere a sua volta denunciato per diffamazione.

Anche perché al contrario di tanti suoi illustri predecessori non mi risulta sia indagato o perlomeno oggetto di alcun avviso di garanzia.

Come al contrario di tanti suoi predecessori che hanno preferito affossare il proprio partito e il proprio governo pur di non scrollarsi di dosso la poltrona nonostante le indagini in corso.

Celli si è dimesso, prima da segretario e poi da consigliere riconoscendo i suoi errori e si è dimesso con lo scopo di ripristinare quel dialogo che di fatto non c’è mai stato anteponendo la visione che tutta la maggioranza ha impostato in questa legislatura alle proprie legittime ambizioni.

Nonostante qualcuno cerchi di insinuare spaccature e divisioni all’interno della maggioranza motivanti le dimissioni in esame, è evidente che nella parole di Simone Celli si cela il disagio dovuto ad un attacco senza precedenti in quest’aula.

Attacco che a memoria non c’è mai stato anche per chi ha perpetrato il malaffare, anteponendo gli interessi personali agli interessi comunitari.

Attacco scientemente calcolato nei minimi dettagli, basti pensare alla prima mozione di sfiducia a suo carico a soli 6 mesi dalla presa in carico della responsabilità di governo. Probabilmente solo perché prima dei 6 mesi non era possibile farlo, altrimenti si sarebbe fatto l’indomani dell’insediamento.

In questo clima voluto da qualcuno il più conflittuale possibile per convogliare quel malcontento cronico, qualcuno ha cercato di far passare continui messaggi fuorvianti al di fuori di quest’aula, privilegiando il sensazionalismo al proprio contributo.

Io e il partito che ho l’onore di rappresentare non ci sottrarremo mai al civile confronto e anzi, ne rilancio l’invito invocando quella pacificazione con le opposizioni, le categorie sociali ed economiche di cui il paese ha bisogno. Non la maggioranza, non il governo, ma tutto il paese.

Ma tant’è.

Oggi si chiude un capitolo importante per la vita di una persona e se ne apre uno nuovo per un’altra. Auguro a Simone di continuare con la sua proverbiale tenacia a fare politica attiva, consapevole delle sue elevate competenze politiche, come auguro al sostituto Michele Guidi un buon lavoro all’interno di un’aula che senz’altro contribuirà a migliorare.