Il progetto di legge di iniziativa popolare sulle unioni civili arriva finalmente in quest’aula in prima lettura e ringrazio moltissimo i cittadini proponenti.

Noi di Sinistra Socialista Democratica preferiamo parlare di unioni affettive, perché ci preme sottolineare che non si tratta di unioni fra amici o lontani parenti che si vogliono aiutare e sostenere, come peraltro era già possibile grazie alla modifica del 2015 alla Legge 118 sulle residenze art. 1 comma 1 a-bis, fatta dal governo a guida democristiana; non si poteva parlare apertamente di coppie diverse da quelle “more uxorio” in quel governo e così, per non aprire una porta sui diritti civili, si è aperto un portone nella legge sulle residenze!

Noi invece vogliamo specificare che si parla di persone che si amano e vogliono iniziare un progetto di vita in comune fondato su un rapporto affettivo, senza limitare i diritti alle sole coppie “more uxorio”, cioè etero sessuali, ma, proprio partendo da queste e insieme a queste, equiparare i diritti di tutti.

La condivisione dei diritti è l’unico modo per superare il privilegio, perché se per alcune categorie di persone quel diritto non è accessibile, non è più un diritto nemmeno per chi ne può godere, perché all’atto pratico, visto che non ne possono godere tutti, risulta un privilegio!

Questo tema, delicato e importantissimo, ha come obiettivo prioritario la tutela delle persone, di tutte le persone, e proprio per questo motivo dobbiamo evitare lo scontro ideologico e avere ben chiaro che noi, qui in questa sala, rappresentiamo il popolo, la gente, tutte le persone e il nostro compito è legiferare per tutti, senza escludere nessuno per motivi ideologici, dottrinali o filosofici.

Non possiamo dire che questo tema non ha la priorità, perché per le persone che vivono quotidianamente in una condizione di negazione di un loro diritto è una priorità assoluta! E le risposte gliele dobbiamo dare, non possiamo dire che prima viene la ripresa economica o la firma digitale, sono persone che reclamano i loro diritti che quindi hanno dignità e priorità.

La “Regolamentazione delle unioni civili” presentata in prima lettura, è un testo asciutto e semplice, un testo che è stato giudicato positivamente anche da organismi italiani.

Il testo di legge presentato a San Marino, dunque, è tenuto monitorato con grande attenzione dall’esterno, perché il tema è stato trattato in modi diversi dai vari stati europei e il fatto di arrivare significativamente in ritardo ci mette nella possibilità di elaborare un provvedimento che tenga conto delle esperienze positive e delle situazioni da migliorare rispetto alle leggi già emanate.

Durante la serata di presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare organizzata dalla Commissione per le Pari Opportunità di San Marino, in una sala Montelupo affollata, mi è stato chiesto se il Paese fosse pronto per questa legge. Io ho risposto si, perché i cittadini sammarinesi sono sempre stati attenti al rispetto dei diritti civili per tutti, alla libertà e alla giustizia sociale.

Come si fa a dire che il paese non è pronto?

Studi statistici dicono che le persone omosessuali rappresentano circa il 10% della popolazione, quindi a San Marino su circa 34 mila abitanti possono essere non meno di 3 mila le persone omosessuali.

E dato che le persone omosessuali nascono e crescono in famiglie eterosessuali, potrebbe capitare a tutti di avere un figlio, una figlia, un fratello o una sorella omosessuale e allora perché non dovremmo essere pronti a riconoscere il diritto di ogni persona di poter vivere una vita piena e felice a San Marino?

L’orientamento sessuale non può più essere una condizione determinante per il godimento del diritto di vivere una vita piena!

Nella Dichiarazione dei Diritti Universali del 1948, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della quale anche la nostra Repubblica fa parte, all’articolo 1 si legge “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”. Non può essere messo in discussione, dunque, il principio dell’uguaglianza nelle opportunità, nelle condizioni anche legislative di base che uno Stato ha il dovere di garantire ad ogni cittadino perché possa perseguire il diritto naturale della felicità, cioè la realizzazione delle proprie potenzialità, nel rispetto dell’altro.

Qualche giorno fa è arrivato per posta a tutti i Consiglieri un interessante opuscolo intitolato “Opinioni Baha’i” nel quale Gian Paolo Soddu auspica che “ l’uomo del Terzo Millennio possa definitivamente far suo il principio di accoglienza e reciprocità, promuovendo qualsiasi tipo di diversità come elemento di unione piuttosto che di divisione. La diversità è una componente intrinseca alla natura dell’uomo; ognuno portatore di una propria originalità poiché possiede delle caratteristiche che lo rendono differente dagli altri, unico e speciale.”

In linea con l’ODG depositato dalla maggioranza il 22 novembre 2017, intendiamo incentivare un percorso di confronto con tutte le forze consiliari e sociali per arrivare a una normativa condivisa in Consiglio e soprattutto nel Paese, che assicuri le necessarie tutele giuridiche nell’ambito delle unioni affettive, perché siamo consapevoli che non basta una legge per cambiare pregiudizi e tabù, il percorso è di civiltà e deve comprende incontri con la popolazione.

A tale scopo la Segreteria Interni sta lavorando all’organizzazione di un convegno per il 6 aprile, che vedrà la partecipazione di ospiti esterni di grande spessore. Sarà l’occasione per considerare la possibilità di migliorare la proposta presentata, rendendola più coerente con la sua stessa impostazione.

Per concludere, vorrei ricordare una frase di Karen Pruccoli, coordinatrice della Commissione Pari Opportunità di San Marino:

“I Diritti riconosciuti nulla tolgono agli altri e rendono la vita migliore a tutti”.

Marina Lazzarini