Le dimissioni di Simone Celli da Segretario alle Finanze prima, e ora anche da Consigliere, sono pesanti da accettare per noi di Sinistra Socialista Democratica.

Simone Celli ha la passione per la politica, la preparazione, la capacità dialettica e di interpretare gli eventi.

Per tutte queste caratteristiche, nel dicembre 2016 era chiaro che Simone avrebbe fatto parte del governo nascente, quel governo formato da giovani senza esperienze di governo precedenti, ma pieni di entusiasmo, di energia e di progetti.

E andò proprio a Simone la delega più difficile, quella alle finanze, quella che doveva fare trasparenza nel sistema bancario, sanarlo e riorganizzarlo, processi per cui principalmente era nata la coalizione adesso.sm.

Dall’altra parte c’era chi non voleva far emergere nulla, nascondendo tutto sotto il tappeto, continuando con le pratiche fallimentari, senza affrontare i problemi, in attesa di soluzioni magiche, nella minaccia costante della bancarotta del sistema.

Il programma della coalizione adesso.sm puntava alla trasparenza del sistema bancario a partire dall’emersione dei problemi attraverso il processo di Asset Quality Review, terminato da pochi mesi, e successivamente alla definizione di un piano di consolidamento e rilancio dell’intero settore in grado di far superare i problemi di precarietà, accompagnando le banche in un percorso di consolidamento e di progressiva apertura del mercato verso l’esterno, con un costante adeguamento alle migliori pratiche internazionali, sulla base degli impegni assunti con l’Unione Europea (siglati con la Convenzione Monetaria del 2012) e delle ripetute raccomandazioni negli ultimi 10 anni del Fondo Monetario Internazionale.

Il progetto di adesso.sm era dichiarato e chiaro e Simone ha cominciato subito a lavorarci a testa bassa, senza risparmiarsi mai, nel CCR e nel gruppo di governo.

L’operazione trasparenza sulle perdite effettive del sistema bancario e la messa in sicurezza di Cassa di Risparmio, riconosciuta da tutti come banca dello Stato, sono due obiettivi fondamentali annunciati in campagna elettorale e raggiunti.

Questa determinazione ha coalizzato le opposizioni contro adesso.sm e soprattutto contro il segretario di stato alle finanze: la parola d’ordine era “fermarlo” e con lui tutta l’azione sul sistema bancario della maggioranza.

La storia insegna che colpire la testa, il riferimento principale dei nemici in guerra, determina la loro resa, un indebolimento fortissimo che porterà alla loro ritirata.

Ho volutamente usato le parole nemici e guerra perché è di questo che stiamo parlando, non di un democratico scontro politico, ma di una vera e propria guerra fra politica e lobby di potere fortissime, consolidate da decenni nel sistema bancario sammarinese e strettamente collegate a quei partiti che per decenni hanno governato la politica del paese, come una piovra.

Una piovra radicata e fortissima che si è opposta con tutti i mezzi e gli stratagemmi possibili perché non si andasse ad aprire il vaso di Pandora.

Devo dire sinceramente che ci aspettavamo diverse magagne nel sistema bancario, anche perché il Fondo Monetario segnalava problemi almeno dal 2008, e una certa resistenza a far si che queste magagne non venissero alla luce del sole ce l’aspettavamo, ma così tanto no, così tanta mala gestione dei soldi dei cittadini e così tanta violenza da parte di chi non ha favorito la trasparenza non ce l’aspettavamo!

Simone Celli nella sua lettera di dimissioni presentata ai Capitani Reggenti scrive: “L’odio e il livore di certa politica nei miei confronti hanno spesso travalicato i confini dell’ordinaria dialettica democratica e si sono tradotti in insulti, denigrazioni, intimidazioni e vere e proprie campagne diffamatorie, coperte dall’immunità riconosciuta ai Consiglieri nell’esercizio delle loro funzioni”.

I membri del Consiglio Grande e Generale, infatti, non devono rispondere delle loro opinioni e dei voti che esprimono durante l’esercizio delle loro funzioni. Quindi se durante un discorso in Aula o altrove come parlamentare offende un avversario politico o lo accusa anche senza prove, non può essere chiamato a rispondere di quell’insulto o di quell’accusa.

Ma questa norma, nata dai padri della Costituzione italiana reduci dal fascismo, si basava sul senso dell’onestà e sulla responsabilità che un parlamentare deve avere, e non per offrire la possibilità di utilizzare ingiurie e diffamazioni personali come strumenti di lotta politica!

Sappiamo bene come questo disdicevole modo di fare politica abbia avvelenato il clima nel paese e abbia portato sconforto fra i cittadini, tanto che ormai si rifiutano di ascoltare in diretta dal Consiglio polemiche e accuse ripetute fino allo sfinimento, senza prove concrete o documenti.

Polemiche e accuse che hanno provato nello spirito e nel corpo la persona, una guerra mediatica per convincere l’opinione pubblica su circostanze, ipotesi e complotti nei quali l’eventuale partecipazione del segretario alle finanze non è stata mai verificata, tanto che nella ormai famosa ordinanza Morsiani il nome di Simone Celli non viene mai citato.

Abbiamo dunque un Segretario di stato che si è dimesso senza una citazione o una indagine a suo carico e oggi discutiamo le dimissioni di un consigliere che non ha procedimenti o rinvii a giudizio a suo carico.

Ma questo ragazzo di 36 anni, segretario di stato prima e consigliere poi, è stato sottoposto a un pesante fuoco incrociato continuo in questi due anni, e l’ultima umiliazione da parte delle opposizioni, cioè uscire tutti dall’aula durante il suo intervento in Consiglio, è stata davvero la goccia che ha fatto traboccare il vaso!

Nessun altro avrebbe potuto sopportare tanto!

In democrazia nessuno nega all’avversario la possibilità di dire quello che pensa, ma qui per le opposizioni non si trattava di un avversario, ma di un nemico a cui opporsi con ogni mezzo, democratico o meno.

D’altra parte, il Consigliere Bucci nell’ultimo Consiglio di Gennaio lo ha detto chiaramente, e la cito: “In un sistema democratico è consentito usare comportamenti e metodi antidemocratici per far capire all’avversario che non è democratico!”

Siamo a posto! Anche i fascisti usavano metodi antidemocratici con i loro avversari/nemici, e sicuramente chi non la pensava come loro era considerato antidemocratico, quindi li dovremmo giustificare?

Io sono contro questo modo di fare politica, contro la giustificazione di comportamenti antidemocratici, contro chi considera l’avversario un nemico da sopprimere con ogni mezzo, contro le parole di odio che troppo spesso risuonano in quest’aula!

Aggiunge Simone nella lettera di dimissioni: “Confido che in futuro a nessun altro esponente politico, nemmeno a chi oggi si trova sul versante a me contrapposto, venga riservato un simile trattamento in quanto, ancor più che al diretto interessato, può arrecare un dolore terribile alle persone più care e più vicine”.

Concludo esprimendo tutta la mia solidarietà a Simone augurandogli di ritrovare presto la serenità e l’armonia.

Entrerà in Consiglio un compagno storico, Michele Guidi, conosciuto per le sue battaglie in favore dei lavoratori disoccupati, fondatore del movimento “Orgoglio operaio”. Farà sicuramente un ottimo lavoro in Consiglio per Sinistra Socialista Democratica e per San Marino.

Marina Lazzarini