Come ha ben spiegato il consigliere D’Ambrosio, questa modifica di Legge ha tenuto conto sia della proposta di legge di iniziativa popolare presentata dal Presidente della Consulta dei Sammarinesi residenti all’Estero, dott. Otello Pedini, con i dovuti approfondimenti ed integrazioni, e di alcune richieste presenti nella proposta legislativa del COMITES, anch’essa in discussione in Commissione.

È un testo dunque che ha accolto diverse istanze.

Il tema della cittadinanza è molto sentito dalla popolazione da sempre e la tendenza è sempre stata molto conservatrice, tanto che il rapporto dell’ECRI del 2013 ricordava a San Marino che la maggior parte dei paesi europei richiedono per la naturalizzazione una durata di residenza tra i 5 e i 10 anni, come previsto dalla Convenzione Europea della cittadinanza.

Anche il Lussemburgo, che si avvicina alle piccole dimensioni di San Marino, richiede un periodo di residenza di 7 anni, contro i 25 di San Marino.

Con questa modifica di legge gli anni continuativi di residenza richiesti per la naturalizzazione vengono ridotti da 25 a 20 e da 15 a 10 per le persone coniugate con cittadina o cittadino sammarinese.

Le condizioni relative ai coniugi vengono ratificate anche per le coppie registrate con le Unioni Civili.

Rimane in questa modifica di legge una vera spina nel fianco per me, un obbligo di legge che assolutamente non condivido e che ritengo estremamente antistorico e non rispettoso della dignità delle persone, mi riferisco all’obbligo di rinuncia della cittadinanza di origine per l’acquisizione della cittadinanza sammarinese.

Chiedere a una persona che ha deciso di vivere la sua vita a San Marino di rinnegare le sue radici rinunciando alla cittadinanza di origine è un deterrente fortissimo.

Tra l’altro, la normativa prevede tante deroghe all’atto di rinuncia, ad esempio per i cittadini originari di quegli stati che non compendiano la possibilità di rinunciare alla cittadinanza pena l’accusa di alto tradimento, o tutte le persone che hanno assunto la cittadinanza sammarinese prima degli anni ’80, quando non era richiesta la rinuncia e che hanno potuto mantenere la cittadinanza di origine.

Ma soprattutto quello che risulta oltremodo non un diritto in queste condizioni, ma un privilegio, è la possibilità del cittadino sammarinese originario di poter assumere tutte le cittadinanze che vuole senza dover rinunciare a nulla!

Il concetto di reciprocità, infatti, non viene tenuto in nessuna considerazione.

Così ci troviamo oggi a richiedere alle persone con gli anni di residenza giusti per avere la naturalizzazione, di rinunciare alla cittadinanza di origine, mentre il cittadino sammarinese, figlio di un genitore, ad esempio, italiano, può ottenere la cittadinanza italiana, e conseguentemente europea, senza rinunciare alla sua originaria sammarinese e magari contemporaneamente può avere anche quella americana o quella francese…

Capisco che sia necessario del tempo per la condivisione con il paese rispetto al tema della rinuncia della cittadinanza originaria e proprio per questo motivo ho accolto la proposta all’art. 3 di portare il termine da 1 a 5 anni dal giuramento per formalizzare l’istanza di rinuncia e spero proprio che questi 5 anni che ci prendiamo siano un tempo sufficiente per condurre nel paese e fra i cittadini quel confronto che ci consenta di arrivare all’eliminazione della richiesta di rinuncia della cittadinanza originaria come condizione per ottenere la naturalizzazione a San Marino.

Interessante era l’emendamento aggiuntivo all’art. 2 presentato dal consigliere Dalibor Riccardi, che poneva fra i requisiti per acquisire la cittadinanza sammarinese un colloquio col quale verificare la conoscenza degli elementi fondamentali della cultura, della storia e delle istituzioni della Repubblica di San Marino. L’organizzazione di questa prova in Commissione è stata ritenuta troppo impegnativa e pesante e conseguentemente l’emendamento è stato ritirato. Spero

in futuro però si possa considerare una prova di competenza, come avviene in Italia e in tutti i paesi europei.

Infine, sono veramente stupita delle considerazioni fatte dal consigliere Teodoro Lonfernini, perché proprio la Democrazia Cristiana in Commissione aveva presentato un emendamento che eliminava la rinuncia della cittadinanza di origine e tutti i discorsi che ha fatto sul senso vero di appartenenza a una comunità e al grandissimo errore di concedere 5 anni prima di fare l’atto di rinuncia… mi sembrano davvero fuori luogo, poco conseguenti, come dice il consigliere Zeppa.

Noi saremo anche ignoranti, ma lui è una contraddizione continua!

Non può non sapere il consigliere democristiano che gli oltre diecimila cittadini italiani residenti a San Marino sono in grandissima parte cittadini originari sammarinesi che hanno anche la cittadinanza italiana! Il senso di comunità ce l’hanno eccome, appartiene a loro dalla nascita.