Sono particolarmente soddisfatta di vedere in prima lettura il progetto di legge sull’istituzione dell’insegnamento di Etica, Cultura e Società, alternativo a quello di Religione Cattolica, perché risponde a molte richieste che la cittadinanza da tempo ha manifestato.

Il presente progetto di legge nasce, infatti, da diverse Istanze d’Arengo presentate dalla popolazione, dalle quali è scaturito un ODG approvato in Consiglio il 22 febbraio 2018, che dava mandato al Congresso di Stato di procedere a “superare l’istituto dell’esonero per gli studenti che decidano di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica, attraverso l’adozione di uno specifico istituto che assicuri la libertà di scelta e proponga un percorso alternativo allo studente, e aggiungo alla famiglia, relativo ad ambiti attinenti alle diverse culture religiose”.

Un percorso alternativo, dunque, ma di pari dignità e con una valutazione che rientri a pieno titolo nel calcolo della media dei voti per l’accesso a borse di studio.

Nella nostra scuola superiore, infatti, il voto di religione entra a far parte della media, a differenza di quello che succede nelle vicine scuole superiori italiane.

Ma l’ora alternativa di Etica, Cultura e Società non è importante solamente perché mette finalmente gli studenti tutti sullo stesso piano, ma perché porta nella scuola temi quantomai urgenti e necessari, vista l’evoluzione della società che vede sempre più i nostri giovani cittadini del mondo.

Una società interculturale e interreligiosa, aperta alle diversità e accogliente è la necessaria condizione per la convivenza civile.

La costruzione del senso di legalità e lo sviluppo di un’etica della consapevolezza e della responsabilità sono fondamentali per la costruzione del senso di comunità, che tante volte anche in quest’aula denunciamo essere carente nel Paese.

Se è vero, infatti, che l’etica è l’insieme delle norme di comportamento pubblico e privato seguite dalle persone, la scuola non può non parlarne, sviluppando tra le nuove generazioni una riflessione critica sui punti forti e i punti deboli delle etiche storicamente seguite dall’umanità, superando l’etica dell’intenzione (se non l’ho fatto apposta non sono responsabile) con quella della responsabilità delle proprie azioni, quella del “me ne prendo cura” anche se non mi tocca direttamente, ma come se fosse cosa mia, quel “I care” scritto sui muri della scuola di Barbiana di Don Milani.

Insegnare la legalità, l’onestà e la buona cittadinanza, l’importanza e l’orgoglio di un’esistenza integra e rispettosa degli altri, nella ricerca dell’interesse comune in ogni ordine di scuola.

Una strada che ponga le basi di una nuova educazione al vivere civile, che costruisca gli anticorpi contro gli integralismi, le prepotenze e le sopraffazioni, in favore di una società di giovani costruttori di Pace.

Questo tipo di insegnamento è per me talmente importante che non dovrebbe essere solamente un’alternativa, ma rientrare nei curricoli di base, come avviene nel sistema scolastico del nord Europa.

Sono convinta che questo nuovo insegnamento rientri nel concetto e nella garanzia della Laicità dello Stato e delle sue istituzioni, nel rispetto e nel riconoscimento della nostra storia e cultura, che si basa certamente sulla religione cattolica.

Conoscere il passato della nostra Repubblica, che fonda la sua sovranità e indipendenza sul testamento del Santo fondatore “Relinquo vos liberos ab utroque homine” (vi lascio liberi da ambedue gli uomini, in riferimento al Papa e all’Imperatore) che abbiamo sempre qui davanti quando siamo in quest’aula, “Vi lascio liberi dall’uno e dall’altro uomo”, è una condizione fondamentale per capire il passato e soprattutto il presente di questo Paese.

Le motivazioni per l’istituzione di questo nuovo insegnamento, dunque, sono molteplici e tutte hanno una valenza formativa altissima.

Proprio per la valenza formativa e per la richiesta, che viene da Istanze d’Arengo, quindi una richiesta popolare, credo che ridurre il giudizio su questo progetto di legge a una mera questione sindacale, legata alla disponibilità delle ore degli insegnanti, come ho sentito ventilare in aula, sia davvero deprimente e soprattutto ci dà la misura di quanto sia necessario ricostruire quel “me ne prendo cura” alla base del fare, nella scuola di Barbiana.

Marina Lazzarini