Intervengo molto volentieri su un argomento come quello che tratta la presente Istanza d’Arengo. Infatti, grazie ad essa, abbiamo la possibilità di poter dibattere in questa aula di un tema, molto importante, che certamente sta a cuore a tutti noi: il tema della rappresentatività in seno agli organismi politici.  Ritengo che questo sia un argomento fondamentale, in un momento storico come quello che stiamo vivendo, in cui si sono attuate le norme di una legge elettorale che, al netto delle polemiche, garantisce la governabilità del Paese, facendo scegliere ai cittadini il governo e il suo programma. E sempre a tal proposito, si può cogliere l’occasione per porre un’attenzione particolare al problema della rappresentatività femminile nelle istituzioni.

Prendo spunto quindi dall’Istanza d’Arengo  che chiede il restauro della lapide che sul sagrato della Pieve ricorda il 25 marzo 1906, non solo per l’importanza della cura con cui i simboli della sovranità devono essere mantenuti, ma anche per l’invito a riflettere su una ricorrenza che ha cambiato radicalmente la gestione dello Stato nella Repubblica di San Marino dopo almeno tre secoli di oligarchia.

Gli istanti richiamano ad una riflessione attenta sui primordi della democrazia rappresentativa e mettono in rilievo un percorso di dialogo che alla fine del XIX secolo ha caratterizzato per almeno tre decenni la vita politica sammarinese.

La spinta al cambiamento si è manifestata in modo quasi inaspettato in quei primi anni del XX secolo e, la decisione dei capifamiglia, che ha, di fatto, dato il via ai meccanismi moderni della rappresentatività, ha prodotto effetti talmente importanti che ancora oggi, dopo più di un secolo, generano effetti positivi.

Eppure la decisione è avvenuta in modo naturale, senza sconvolgimenti, come si sono di fatto sempre caratterizzati i cambiamenti a San Marino: attraverso una lenta, ma costante, maturazione della coscienze che ha fatto si, in quel frangente, che una parte, seppur piccola della popolazione, potesse decidere da chi farsi rappresentare.

Il tempo ha poi consentito di raggiungere altri risultati, altrettanto significativi, che hanno di fatto consentito il raggiungimento del suffragio universale, estendendo il diritto al voto attivo prima a tutti i maggiorenni uomini e solo dopo mezzo secolo, alle donne. Dopodiché dovranno passare, da quel momento, ancora circa 15 anni prima che ad esse venisse riconosciuto il diritto all’elettorato passivo.

La sfida è conclusa? No. Non credo proprio.

Infatti, l’Istanza d’Arengo che abbiamo discusso nella seduta consiliare del 31 gennaio u.s. ha affrontato proprio questo tema, perchè nonostante non esistano divieti normativi, sono ancora presenti impedimenti oggettivi e soggettivi che limitano la presenza delle donne nelle istituzioni. Ma oggi le donne, giustamente, rivendicano una maggiore considerazione e valorizzazione del proprio ruolo all’interno della società, in particolar modo nei luoghi di lavoro e in ruoli con responsabilità politiche.

A proposito di tale argomento, certamente sono moltissime le considerazioni che si possono e si devono fare per arrivare a capire quali possano essere le iniziative da intraprendere per poter incentivare la rappresentatività femminile negli organismi istituzionali politici e portarla, magari, alla pari con quella maschile.

Tanto per cominciare, sarebbe auspicabile incentivare la rappresentanza femminile direttamente all’interno degli organismi dei partiti e dei movimenti, poiché è dai partiti e dai movimenti che viene poi emanato il CGG.

Ma a questo punto non si possono non fare alcune considerazioni, ad esempio, le problematiche delle donne legate alla partecipazione alle attività consiliari o comunque politiche in generale, sono, probabilmente, le stesse problematiche che le donne stesse riscontrano nel coniugare la vita privata e familiare con la carriera lavorativa; si tratta dunque di una questione di gestione del tempo che la donna ha a propria disposizione.

Ma entrando proprio nello specifico del CGG, possiamo rilevare che in questa legislatura sono state elette 16 donne, che costituiscono quindi, all’incirca il 27% dell’intero organismo consiliare. Valore questo, che allinea San Marino alle medie degli altri Paesi europei, infatti, come si evince da uno studio portato avanti per conto della Commissione EUROPEA dal titolo: “Incentivare l’uguaglianza tra donne e uomini all’interno dell’Europa”,  la media delle donne che riescono a essere elette nei Parlamenti degli stati membri si attesta, appunto, sul 27%.

Il problema, quindi, non è stato risolto e, come espresso perfettamente nell’ordine del giorno approvato nella seduta del 31 gennaio u.s., confidiamo che a quest’aula venga al più presto sottoposto di nuovo il tema per adottare soluzioni concrete.

In conclusione, l’occasione di discutere della lapide dell’Arengo del 1906, come ho già accenato in premessa, non può esimerci dal considerare il tema della rappresentanza alla luce degli esiti di un ballottaggio, istituto mai utilizzato in Repubblica. Ebbene, di fronte a regole chiare, i gruppi politici dovrebbero tenere in considerazione le conseguenze di scelte diverse rispetto al preciso imput derivante dalla legge che, chiaramente, incentiva le forme di aggregazione e di unità politica, almeno intorno ai programmi. Garantendo, in tal modo, quella stabilità e quella governabilità essenziali per il buon funzionamento dello Stato. Nei vecchi sistemi proporzionali, ogni decisione una volta che l’elettorato si è espresso, rimane in capo ai partiti, liberi a quel punto, di decidere di allearsi anche con i peggiori avversari e di definire programmi di governo assolutamente sulla testa dei cittadini e magari anche in contrasto con  quanto dichiarato in campagna elettorale. Questa scelta oggi viene rimessa nelle mani dell’elettorato che rimedia al difetto della politica e della sua incapacità di aggregazione.

Detto tutto ciò, desidero concludere questo mio intervento ringraziando le persone che hanno presentato la presente Istanza d’Arengo, non solo per l’alto valore storico e simbolico che la lapide in oggetto rappresenta, ma anche per lo spunto di riflessione e dibattito che da essa si genera. Sono certo che a tutti noi in questa aula, e alla maggior parte dei nostri concittadini fuori di qui stia a cuore che San Marino torni ad essere un Paese migliore, non solo dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto, mi permetto di dire, sotto l’aspetto sociale e morale; e ciò può accadere anche grazie alla memoria.

Alla conoscenza di quegli avvenimenti che sono stati un importante fattore di crescita, sotto tantissimi punti di vista, per la nostra comunità.

Pertanto, a nome di SSD, ritengo che tale Istanza vada certamente accolta.