Eccellenze,

Gentili Consiglieri,

Alcune brevi riflessioni sullo svolgimento e l’esito dell’ultima tornata referendaria. Stiamo qui a dibattere molto, certamente di un tema politicamente importante, ma che se andiamo ad analizzare i flussi referendari, probabilmente non è al centro dei pensieri dei cittadini sammarinesi. E lo si evince dalla bassa affluenza alle urne. Evidentemente la cittadinanza pensa che in questo momento il nostro Paese abbia problemi più importanti e seri del dover cambiare la legge elettorale. E io dico che purtroppo è vero.

E allora perché questo referendum? Tra l’altro in un momento in cui risparmiare qualche soldo non sarebbe stato sbagliato. Chi ha voluto, ad ogni costo, questa tornata referendaria? Facile dire che fosse più una priorità di alcuni partiti invece che dei cittadini stessi. Infatti a me risulta che la maggioranza si era resa da subito disponibile ad eventuali correttivi della legge elettorale in vigore, possibilmente senza stravolgerne l’impianto, e andando a correggere quelle criticità che evidentemente presenta. Ma purtroppo non è stato possibile perché qualcuno dell’opposizione ha ritenuto opportuno chiudere praticamente subito il tavolo. E il perché lo sappiamo. Questo referendum avrebbe dovuto rappresentare la spallata definitiva a questo governo e a questa maggioranza. Ma, “colpo di scena”, signori dovete prenderne atto, la spallata non c’è stata.

Detto ciò, comunque prendiamo atto del risultato finale, e ci mancherebbe altro. Quindi ci sarà il recepimento del quesito referendario e le dovute modifiche attraverso il passaggio in consiglio.

Si tratta di un quesito molto tecnico, sono d’accordo. Ma non venite a raccontare che avete provato a spiegarlo (segno evidente che nelle vostre attese c’era un risultato ben diverso e più netto) perché non è vero. Il vostro slogan era: “votate SI e mandate a casa questo governo.” Addirittura si è sentito dire “Votate SI contro la riforma delle pensioni.” Tutte falsità e lo sapete bene.

Poi io sono ancora convinto di quello che dicevo prima che si svolgesse la tornata referendaria. Ossia, il voto dei cittadini, dal recepimento del quesito referendario, non avrà più lo stesso valore. E consentitemi, un pezzettino di democrazia ce la siamo giocata. Gli accordi post voto sono una furbata che probabilmente va in soccorso di determinati intendimenti delle due principali forze di opposizione. E probabilmente le sorti del Paese torneranno nelle mani di poche persone, proprio come accadeva prima del 2008, prima che entrasse in vigore l’attuale legge elettorale. Quindi altro che rappresentatività.

Però la cittadinanza si è espressa e il segnale politico va colto, ed è un segnale che responsabilizza ancor di più, nella loro azione, il

governo e la maggioranza. Perché i problemi ci sono e non li risolverà certamente una nuova legge elettorale.

Io sono assolutamente d’accordo con chi in interventi precedenti ha detto che, dopo tanti tentativi andati a vuoto, è giunto il momento di aprire una nuova fase politica. Ci sono emergenze nel Paese che vanno affrontate con una unità di intenti che non ammette eccezioni. Non è e non sarà facile, ce lo dobbiamo dire, perché a partire da questa aula il Paese è fortemente diviso. Ce la possiamo fare solo con una forte riaffermazione del ruolo della politica, la cui azione deve andare oltre quelli che possono essere specifici interessi non funzionali al bene del Paese.