Eccellenze e colleghi Consiglieri,

vorrei aprire il mio intervento con una metafora a me molto cara letta qualche tempo fa: “l’umanità ha bisogno di entrambe le ali per volare. Le ali sono gli uomini e le donne; con un’ala sola non si vola.”

In effetti sono anni che in molti regimi democratici si continua a parlare di rappresentanza di genere nelle istituzioni in generale, con particolare riferimento a quelle interessate dalla politica e, come ha illustrato chi mi ha preceduto, sono molti gli approfondimenti di organismi specifici che si occupano di pari opportunità anche qui a San Marino.  Sono anni che se ne parla e siamo molto contenti che gli istanti ci abbiano dato l’occasione per fare un nuovo confronto su questo tema perché la presenza femminile in Parlamento e nel Governo stenta ancora ad essere equilibrata a livello numerico. Questa tematica risulta importante non tanto perché le donne siano migliori o peggiori degli uomini, ma perché sono diverse; hanno sensibilità e qualità in parte differenti ed è dal valore di questa diversità, tanto sbandierata ma difficile da attuare, che si dovrebbe partire, perché garantire il pieno sviluppo della potenzialità delle donne al servizio del nostro Paese darebbe la possibilità di avere ulteriori risorse per la risoluzione dei suoi problemi. A questo proposito mi piace ricordare Warren Buffet, uno dei più grandi imprenditori del mondo da sempre, quando ha molto sinceramente ammesso che uno dei motivi del suo grande successo è stato di dovuto competere con solo metà della popolazione.

Diamo qualche dimensione numerica per comprendere meglio il fenomeno. Nel nostro Consiglio la presenza femminile è minoritaria, sebbene il premio di maggioranza abbia garantito la più numerosa presenza di sempre con 16 Consigliere, 1 su 4; siamo allineati alla media europea. E’ un passo avanti cui però devono seguirne altri. Nei parlamenti nazionali di tutto il mondo (circa 190 stati), le donne detengono circa il 22% dei seggi in Parlamento. Anche in una democrazia matura come quella italiana solo nella presente legislatura si è arrivati a superare il 30% ed è singolare che ancora oggi nessuna donna sia riuscita, ad esempio, a salire alla carica di Presidente della Repubblica o di capo del governo.

Gli ostacoli sono di tipo culturale e sociale? Oppure è una questione organizzativa e di conciliazione? Come le tante trattazioni ci illustrano, è l’intreccio di tutte queste cose, così come il contesto CULTURALE e trasversale in cui si vanno ad inserire, diverso da Paese a paese,  che rende difficile l’approccio. Quando le donne hanno la possibilità di essere conosciute e ascoltate è fisiologico che abbiano maggiore possibilità di essere votate. La questione quindi pare il più possibile da ricondursi alla realizzazione delle condizioni per le donne di partecipare alla vita politica del Paese.

Anche la questione delle cosiddette “quote rosa” è un dibattito sul quale ci si è a lungo confrontati. Le quote rosa sicuramente promuovono una maggiore partecipazione femminile nelle istituzioni ma convive anche qualche perplessità su questo strumento per abbattere il cosiddetto “soffitto di cristallo”. E’ il male minore, necessario, dicono alcuni, almeno fino al raggiungimento dell’obiettivo. Sembra di essere protette come gli animali in via di estinzione, dicono altri. E comunque, anche le sole quote rosa, che garantiscono l’accesso alle istituzioni con più facilità, non sono comunque la soluzione all’intero problema sul quale si innesta quello della conciliazione.

I tempi sono maturi per un passo avanti in questa direzione perché sarebbe un peccato non approfittare del talento, delle capacità e delle professionalità di tutti i cittadini. E questo passo avanti sarebbe bello venisse fatto assieme, uomini e donne, in modo condiviso e trasversale, così come molte altre battaglie sulla parità di genere sono state portate avanti in questo Paese.

E’ in questo contesto politico – culturale che si va ad inserire l’Istanza d’Arengo sulla quale siamo chiamati ad esprimerci oggi: gli istanti ci chiedono di provare a realizzare le condizioni per una maggiore partecipazione femminile e, sebbene non si concordi sul perseguimento delle modalità suggerite, stanti  da una parte il risultato del referendum sulla preferenza unica e dall’altro le attuali difficoltà di sostenibilità economica, ma non solo, che rendono non opportuna la professionalizzazione della carica di Consigliere, si CONCORDA sull’obiettivo dell’istanza e sul fatto di non coinvolgere direttamente il Governo, vista la materia trattata, preferendo invece interessare un organismo specifico in tal senso, ovvero la Commissione per le pari Opportunità che da anni, assieme all’Authority, ci propone ricerche e approfondimenti su queste tematiche, dando delle tempistiche precise per far si che se ne possa riparlare in tempi non troppo dilatati. Per questo abbiamo preparato un ordine del giorno che fissa 6 mesi di tempo per proporre provvedimenti da parte della Commissione per le Pari Opportunità.

 

Eva Guidi

Consigliere di SSD