Eccellenze e colleghi Consiglieri,

l’approvazione dell’ordine del giorno del 31 gennaio 2017 è stata la risposta della maggioranza ad una Istanza d’Arengo che invitava il Consiglio Grande e Generale a mettere in atto tutte le misure che si sarebbero ritenute opportune per riequilibrare la rappresentanza politica in termini di genere.

Senza stare a ripercorrere il testo di tutto l’ordine del giorno il Consiglio aveva affermato il proprio impegno a promuovere ogni iniziative utile ad accrescere la partecipazione politica delle donne e la rappresentanza femminile nelle istituzioni elettive, allo scopo di costituire un assetto istituzionale democratico e incisivo e aveva invitato la Commissione per le Pari Opportunità e l’Authority per le Pari Opportunità a predisporre una Relazione in grado di trattare ed approfondire la materia della rappresentanza democratica di genere mettendo in evidenza vincoli ad una maggiore partecipazione femminile da una parte e possibili risposte/rimedi a questi vincoli dall’altra, così da affrontare al meglio questo tema.

Ed eccoci qui, a confrontarci su una tematica che continua ad essere dibattuta da anni in moltissimi regimi democratici e, se da una parte ringrazio nuovamente i proponenti dell’Istanza, dall’altra mi rivolgo alle componenti della Commissione per le Pari Opportunità che hanno predisposto e messo a disposizione del Consiglio Grande e Generale e di tutta la cittadinanza un eccellente lavoro, frutto di approfondite ricerche sulla materia in oggetto. Le ringrazio sentitamente per l’impegno e il tempo che avrà richiesto questo lavoro, considerato anche che le componenti di questa commissione non percepiscono alcun compenso o rimborso – e sottolineo che vi sono anche altri cittadini che si impegnano generosamente in commissioni e gruppi che non percepiscono compensi –  e sono mosse solo dalla consapevolezza di lavorare in una Commissione con una importantissima missione: individuare ogni forma di discriminazione e porvi rimedio. Sarebbe comunque importante che, seppur in un momento di difficoltà dal punto di vista economico, la commissione potesse essere dotata di mezzi finanziari, anche minimi, per poter svolgere in maniera autonoma il proprio mandato.

Ma torniamo all’oggetto della Relazione: che la presenza femminile in Parlamento e nel Governo non sia ancora pienamente equilibrata – ovvero paritaria – a livello numerico lo vediamo in quest’Aula: siamo al 25% circa, allineati alla media europea. Ho sempre fatto presente che questa tematica risulta importante non solo e non tanto perché le donne siano migliori o peggiori degli uomini, ma perché sono diverse; hanno sensibilità e qualità in parte differenti ed é dal valore di questa diversità, tanto sbandierata ma difficile da attuare, che si dovrebbe partire, perché garantire il pieno sviluppo della potenzialità delle donne al servizio del nostro Paese e inserire quindi un altro punto di vista, darebbe la possibilità di avere ulteriori risorse per la risoluzione dei suoi problemi. Si tenga ad esempio presente che anche in una democrazia matura come quella italiana solo nella presente legislatura si sia arrivati a superare il 30% ed è singolare che ancora oggi nessuna donna sia riuscita, ad esempio, a salire alla carica di Presidente della Repubblica o a capo del Governo.

Ci sono le 31 pagine della Relazione a spiegare le complesse ragioni storiche e sociali per cui la presenza delle donne in politica risulta ancora numericamente deficitaria rispetto ai colleghi uomini. Sarebbe probabilmente riduttivo, poi, andare a ripercorrerle in un intervento di pochi minuti.

La Relazione, poi, propone un ventaglio di interventi e possibili strade da mettere in campo, con diversi ritorni dal punto di vista temporale, con maggiore o minore impatto rispetto all’attuale sistema, per potere cercare di diminuire questo gap, ma probabilmente la frase della Relazione che più di ogni altra riassume in breve problema è il fatto che “…promuovere la parità di genere nella politica e nella società nel suo insieme è un processo lungo e complesso. Gli stereotipi e la disparità di genere si sono sviluppati per decenni e qualsiasi iniziativa tesa a rimediare alle diseguaglianze deve essere strategica e orientata al lungo periodo”. Detto in altre parole, ad un problema così complesso che va ad abbracciare aspetti sociali, culturali, organizzativi, di conciliazione, occorre una soluzione complessa e la soluzione complessa richiede analisi, riflessioni e tempo. Le soluzioni si possono comunque trovare, in modo armonico, equilibrato e progressivo, SOLO se si è davvero convinti che la partecipazione femminile possa portare un punto di vista in più, positivo e concreto, nella direzione del modo di affrontare i problemi e anche le cose che non sono problemi, il cosiddetto secondo occhio che aggiunto al primo, in ogni persona, fa vedere le cose in modo diverso.

E’ sugli stereotipi di genere, comunque, invisibili e presenti ovunque attorno a noi, che occorre lavorare. E lavorare sugli stereotipi, in tutti i casi di discriminazione, risulta alquanto positivo perché questa questione del gap non è presente solamente in campo politico ma anche in altri ambiti, con particolare riferimento a quello dell’economia e della presenza delle donne nei maggiori organismi decisionali in tutto il mondo dell’impresa.

Sono soprattutto gli stereotipi, invisibili, che costituiscono molto spesso il soffitto di cristallo di cui si parla da anni, anche’esso invisibile. Ma sempre gli stereotipi, invisibili, creano per le donne anche pareti di cristallo oltre al soffitto, confinandole spesso in certi settori (quelli della cura, delle questioni femminili, della scuola) e non in altri (quelli dell’economia e delle scienze, ad esempio). E poi, oltre a soffitti e pareti di cristallo creati dagli stereotipi ci sono anche “pavimenti di pece”, per cui le donne non si muovono e non si fanno avanti per forti resistenze personali e culturali.

La mia personale posizione è che gli interventi da mettere in atto ci siano: sono tanti e sono quelli di accompagnare e rendere più rapido e armonico questo processo agendo soprattutto sul cambiamento del contesto culturale e sulla creazione delle condizioni.

Sono poi convintissima che occorra l’aiuto degli uomini accanto a noi; sarebbe bello che questo passo avanti venisse fatto ASSIEME, uomini e donne, in modo condiviso e trasversale, così come molte altre battaglie sulla parità di genere sono state portate avanti in questo Paese.

Infine, poiché il cambiamento deve essere culturale e sociale ed è in questa direttrice soprattutto che occorre dirigere le iniziative e le riflessioni per il raggiungimento di una maggiore partecipazione femminile in politica, tenendo sempre presente l’obiettivo che non è di immediato raggiungimento, abbiamo predisposto un ordine del giorno di cui daremo lettura e sul quale auspichiamo la più ampia.

I tempi sono maturi per un passo avanti in questa direzione perché sarebbe un peccato non approfittare del talento, delle capacità e delle professionalità “di tutti” i cittadini.

 

Eva Guidi