Eccellenze, colleghi Consiglieri,

inizio il mio interventi con una piccola premessa: la recente iniziativa del Segretario di Stato Celli di illustrare alla cittadinanza lo stato dei conti pubblici è un altro impegno preso in campagna elettorale. Quando in settembre abbiamo scritto il programma elettorale abbiamo preannunciato che avremmo effettuato sui conti pubblici una OPERAZIONE VERITA’. Ci siamo assunti l’impegno di fare piena luce sullo stato dei conti pubblici e, quale ATTO DI INDISPENSABILE CHIAREZZA, di presentare ai sammarinesi una approfondita analisi della situazione del bilancio dello Stato e dello stato della finanza pubblica con particolare attenzione a: situazione della liquidità di cassa e relative prospettive e quadro d’insieme dei debiti dell’amministrazione pubblica e degli enti.

Questo approccio è stata infatti ritenuta la base su cui impostare tutti i ragionamenti e i progetti a venire, poiché solo essendo tutti consapevoli di quale sia la situazione di partenza è possibile ragionare su tempi, modi e azioni per ricreare le condizioni di una ripresa economica di cui il Paese ha bisogno per ripartire.

C’era tantissima gente alla serata pubblica e ne seguiranno altre per tenere informati i cittadini durante tutta la legislatura; questo ha dimostrato che i cittadini vogliono sapere come stanno le cose e che vogliono partecipare alle soluzioni che saranno proposte, visto che quello che stiamo vivendo è un momento CRITICO che richiede condivisione pur nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità. Quindi: trasparenza da una parte e impegno – perché ci vuole anche impegno – del cittadino a informarsi dall’altra.

Non è allarmismo, è dovere di chiarezza da parte di chi governa e l’attenzione al bilancio deve essere non un’ossessione ma una necessità di tutti poiché senza una politica di equilibrio tra entrate e uscite nessun progetto di rilancio può essere credibile e inoltre un debito pubblico fuori controllo rappresenta una seria criticità per tutti noi. Non abbiamo nessuna soluzione preconfezionata per rimpinguare le casse dello Stato ed evitare la crisi di liquidità di giugno; ogni possibilità sarà portata in Consiglio per un confronto ampio e approfondito su un problema così importante.

Tornando alla relazione del Segretario Celli questa individua in modo sobrio e rigoroso la situazioni in cui ci troviamo e che deve essere affrontata con grande impegno, senza alcuna sottovalutazione.

E’ vero, abbiamo un debito che ammonta a circa 250 mln di euro ed è vero che la liquidità raggiungerà un punto critico. Abbiamo quasi 1.400 disoccupati e il settore bancario in sofferenza. Però è anche vero che il debito pubblico di San Marino, se rapportato al PIL, 22% circa risulta contenuto rispetto ad esempio agli standard Europei (con il Patto di stabilità e crescita e con il Fiscal compact i paesi europei si sono impegnati a non superare il 60% nel rapporto debito/PIL – in Italia, lo riporto come dato ma non è una politica economica da seguire era pari al 130% circa, anche perché l’Italia viene periodicamente bacchettata da Bruxelles perché non riesce a ridurre il debito pubblico – si tenga presente che il rapporto debito-pil è sempre più guardato dagli economisti come termometro per misurare lo stato di salute dell’economia di un paese, perché misura la possibilità che ha uno stato di ripagare il suo debito)). E inoltre, come ha fatto presente il Fondo Monetario nella relazione conclusiva della sua visita a inizio febbraio, San Marino sta registrando una ripresa dopo una lunga recessione (il PIL è previsto all’1% per il 2016).

Il Fondo ci indica che la politica di bilancio è il principale strumento a ns disposizione per stabilizzare e rilanciare l’economia. In questo senso, come ho fatto presente nel mio intervento di ieri sul parcheggio multipiano è fondamentale che non manchi il sostegno dello Stato agli investimenti a tutto tondo: piccole e grandi opere, piani di sviluppo, ISTRUZIONE E FORMAZIONE dei ns sammarinesi. Non saranno perseguite politiche di austerity troppo rigide e fini a se stesse che impediscono la crescita e, soprattutto, non producono riduzioni del rapporto debito/PIL. Tendono a schiacciare l’economia, la crescita e lo sviluppo: quando le iniziative private è in crisi è necessario il sostegno dello stato per sostenere l’economia con investimenti mirati e considerando sempre che nel medio/lungo periodo il debito pubblico deve tendenzialmente diminuire.

Le priorità del nuovo governo saranno quelle di porre in essere politiche di sviluppo che possano ampliare le opportunità di investimento a San Marino. Abbiamo bisogno di investimenti per dare risposte a chi ha perso il lavoro e a chi lo cerca e per sostenere il nostro prezioso stato sociale. In questo contesto ogni iniziativa che sostiene il lavoro e crea anche pochi posti di lavoro  sarà importante; nessuna riduzione dello Stato Sociale, nessun taglio lineare. Occorre tenere ben saldo il concetto di “equità”, privilegiando le riorganizzazioni e le ottimizzazioni delle risorse, razionalizzando i costi, tagliando gli sprechi e semplificando la macchina amministrativa per ridurre i costi di impresa.

Dobbiamo però anche fare presente, per dovere di precisione, che nessuna misura che verrà attuata potrà avere effetti immediati: per quanto efficaci possano essere i provvedimenti che si andranno ad adottare e per quanto si possa essere rapidi nel farlo, è impensabile che questi possano incidere nel brevissimo periodo, ovvero nei prossimi 4-5 mesi. Quindi accanto a soluzioni da trovare nel breve per fronteggiare crisi di liquidità occorre affrontare il problema nel suo insieme in modo strutturale perché nessuno ritiene auspicabile aumentare a dismisura il debito pubblico ma non è nemmeno pensabile continuare con interventi estemporanei come si è fatto troppo a lungo negli ultimi anni per rendere i bilanci di previsione un po’ più digeribili.

Occorrono, e chiudo, riforme strutturali, che possano coniugare equità con incisività, così come occorre ricreare le condizioni di fiducia per i sammarinesi e per chi vuole investire nel nostro Paese.

Vorrei chiudere il mio intervento riportandovi un estratto da un articolo del sole di qualche giorno fa a firma Toniolo.

“Nel 1896 l’Italia emerse da una crisi che aveva distrutto gran parte del sistema bancario, con un elevatissimo debito pubblico, la lire svalutata e inconvertibile, i titoli di stato svenduti a Parigi, gli investimenti tenuti lontani dalla sfiducia dei mercati. Dieci anni dopo, gli stessi mercati convertirono volontariamente i titoli della Rendita Italiana 4% in nuovi titoli che fruttavano solo il 3,5%. Cosa era successo? Dal 1896 al 1906 si erano succeduti a Roma ben 15 governi di destra, di sinistra, di coalizione, con programmi diversi in tutto tranne che in un punto: dare stabilità alla finanza pubblica, ridurre gradualmente il debito. Consacrando alla Camera la “conversione della rendita” del 1906, Giolitti attribuì il successo dell’operazione alla “concordia delle parti politiche nei supremi interessi del paese” di fronte ai quali “non esistono divisioni”.

Mi piacerebbe che anche da noi si potesse tenere sempre presente, ognuno nell’ambito del proprio Ruolo, il SUPREMO INTERESSE DEL PAESE.

 

Eva Guidi

Consigliere di SSD