Con questo intervento, è mia intenzione porre all’attenzione di quest’aula un tema molto delicato, che certamente va a toccare quelle che possono essere le diverse sensibilità, in proposito, di ciascuno di noi.

Come sappiamo l’opinione pubblica è, il più delle volte, soggiogata dai mass media; per questo motivo si affrontano questioni anche molto importanti solo finché sono vive le relative notizie sui vari organi di informazioni, dopodiché, terminato l’effetto notizia, tutto ricade nel dimenticatoio e tali questioni rimangono inevitabilmente irrisolte.

Infatti è solo di pochi giorni fa, ma già la sua eco si sta esaurendo, la notizia che ha aperto un forte dibattito in Italia e conseguentemente anche qui da noi. Mi riferisco evidentemente alla vicenda di Fabiano Antoniani, meglio conosciuto come Dj Fabo.

Se è vero che la politica si deve muovere a tutela della dignità e della libertà delle persone, a maggior ragione, ha il dovere di farlo per le più deboli e indifese. E’ così che deve essere! Per questo motivo ritengo sia opportuno, oltreché doveroso, aprire un dibattito nel Paese e un confronto all’interno di quest’aula.

Come si sa, Fabiano Antoniani ha tentato più volte di coinvolgere attivamente le autorità politiche italiane nel corso della propria vicenda. Ma nonostante il tragico epilogo, già segnato, ha avuto come riscontro soltanto le solite belle parole e le buone intenzioni che però non hanno evitato che l’atto finale della sua tragedia si andasse a consumare in un Paese straniero.

Ho riflettuto molto in quei giorni in cui si stava consumando il dramma, e ritengo che le istituzioni e una classe politica degna del proprio ruolo, abbiano il dovere morale di creare una fitta rete di tutele a protezione delle persone che si trovino in determinate condizioni.

In condizioni molto difficili, basti solo provare a immaginare quale possa essere il livello di dolore e di sofferenza a cui queste persone giungono, per arrivare a prendere una decisione così drammatica.

Decidere di interrompere un’esistenza, la propria esistenza. Perché? Perché  semplicemente non si è più in grado di vivere. Certamente è molto difficile da dire e da ascoltare…

Ma cosa significa vivere? Vivere significa avere la forza fisica e mentale, di combattere, di affrontare le tante situazioni di fronte alle quali la vita ci pone di volta in volta. Di superare le tante difficoltà e di gioire quando possibile. Porsi degli obiettivi attraverso i quali individuare un possibile futuro. Ma se poi, ci si ritrova in condizioni tali da non poter fare nulla di tutto questo? Abbiamo le nostre famiglie, i nostri amici, gli affetti, le persone che amiamo. La vita! E se improvvisamente non si più in grado di dimostrare il nostra affetto e il nostro amore a tutte queste persone? E se la massima aspirazione diventa avere qualcuno che in modo misericordioso ci assiste?

Io sono d’accordo con chi dice che la vita è sacra. Dio è misericordioso! Questo mi è stato insegnato da chi qualche anno fa ha provato a impartirmi alcune lezioni di catechismo.  Io non lo so se Dio esiste veramente, ma io ne sono certo, se Dio esiste è un Dio Misericordioso. Dio è la vita,  Dio è Amore.

E allora vi prego. Senza alcun timore, apriamo un confronto. Apriamo un dibattito su testamento biologico; sul fine vita, eutanasia, suicidio assistito. In questo mio intervento non voglio parlare di numeri, di statistiche e quant’altro. Vi do solo un dato, che può darci un’idea di quale sia l’entità di questo fenomeno. Negli ultimi tre anni solo in Italia ci sono state circa 150 persone che hanno deciso di andare all’estero (perlopiù in Svizzera) per ricorrere a tale pratica.

E’ un tema molto complesso, molto difficile. Me ne rendo conto. Ma nel rispetto delle sensibilità di ciascuno, chiedo a questo CGG di poter aprire un dibattito sereno e costruttivo che dia il via ad un percorso concreto.

 

Fabrizio Francioni

Consigliere SSD