[c.s.] Nello scorrere le composizioni delle liste credo valga la pena riflettere circa la percezione che trasmette oggi il quadro politico sammarinese, rispetto al fatto di rappresentare in modo definito le diverse sensibilità o ideologie.
Nonostante il tentativo del legislatore di favorire attraverso l’attuale Legge Elettorale la politica cosiddetta dell’alternanza, maggior stabilità di Governo e soprattutto la semplificazione del quadro politico, alle prossime elezioni si presentano ancora alcune liste all’interno delle quali troviamo assieme forze di ispirazione cattolica e laica, di destra e di sinistra, conservatrici e progressiste con programmi che, in ragione di quanto sopra, non potranno mai essere troppo dissimili l’uno dall’altro.
Secondo alcuni questa è una conseguenza della stessa Legge Elettorale ritenuta non confacente per la realtà sammarinese. Secondo altri è l’effetto della deriva qualunquista secondo la quale, certe dottrine o visioni politiche, è giusto che debbano essere consegnate definitivamente alla storia. Secondo me, invece, è un fattore fortemente attribuibile al decadimento in cui versa da qualche tempo la politica del nostro Paese.
I cittadini sammarinesi richiedono insistentemente e a gran voce il cambiamento. Un richiamo forte, che io interpreto come urgenza di una diversa cultura amministrativa che restituisca credibilità alla politica, capace di sferzare gestioni piatte e lente nell’adattarsi ai mutamenti di una società in continua evoluzione. Un segnale che deve essere prontamente intercettato dagli operatori della politica più responsabili e capaci di definire, dall’interno del Consiglio Grande e Generale, percorsi di trasformazione concreti e sostenibili del nostro Sistema istituzionale, economico e sociale. C’è bisogno insomma (e voglia), di una vera cultura riformista. A San Marino ci sono diversi Partiti che amano definirsi riformisti, ma il Riformismo, storicamente valore di sinistra e in contrapposizione ai Partiti conservatori, nello sbiadimento di riferimenti ideologici che ho citato in premessa, rischia di liquefarsi tra i moderati e diventare addirittura sangue di forze politiche conservatrici meno inclini a concedere alla pressione sociale della comunità. Purtroppo, se siamo oramai arrivati alla depauperazione del vero senso dell’essere Riformisti, svuotandolo del suo valore politico e riducendolo al semplice “fare leggi”, la responsabilità dovrebbe assumersela chi ha preferito in questi ultimi anni la convenienza dell’oggi, piuttosto che sostenere con coraggio la visione riformista progressista e di sinistra. E qui, non posso non citare, benché profondamente rattristato, la disastrosa frattura che ha ridotto a brandelli il Partito dei Socialisti e dei Democratici (PSD), figlia proprio di quel reiterato atteggiamento.
Il Riformismo è un’idea del fare politica che dovrebbe essere distinguibile, diversa anche da quella di coloro che immaginano il cambiamento dell’ordine sociale incitando alla violenza.
Il Riformismo che vorrei è semplicemente l’ambizioso pensiero di impegnarsi attivamente, dentro le stanze del Palazzo per dare risposte possibili, necessarie e soprattutto concrete ai bisogni della gente. In questo senso, però, è difficile che possano scaturire Riforme efficaci da esasperate mediazioni al ribasso tra soggetti teoricamente molto lontani tra loro dal punto di vista politico, intellettuale e culturale. La decisione del PSD di rimanere in braccio alla Democrazia Cristiana e conseguentemente di interrompere la già definita Costituente Riformista, non fa altro che confermare l’involuzione che scolorisce di valori e dignità la nostra politica. Non siamo tutti uguali, e chi è uscito dal Partito non l’ha fatto perché è contro qualcuno, ma perché è contro proprio quel modo di intendere la politica che sta portando il Paese sull’orlo del default economico e morale.
Ma allora il prossimo 20 Novembre con chi si schiereranno i veri Riformisti? “La risposta è nel vento” cantava Bob Dylan, nel vento del cambiamento.

Mirco Tomassoni
SSD Sinistra Socialista Democratica