Eccellenze, colleghi Consiglieri,

La violenza, ogni tipo di violenza, fisica o psicologica è un atto guidato dall’intenzione di fare del male o terrorizzare la vittima. Un atto in ogni caso sempre estremamente negativo, volto alla sopraffazione dell’altro.

Quando questa violenza diventa sessuale, organizzata in gruppo con una ferocia inaudita, contro vittime impossibilitate a difendersi, come è successo a Rimini nella notte del 25 agosto scorso, diventa veramente disumana, spietata e atroce.

I mass media hanno approfondito il fatto con una cronaca dettagliata, con descrizioni particolarmente raccapriccianti, che sicuramente attirano l’attenzione della gente, sempre più abituata ad una informazione voyeuristica più che oggettiva e di sostanza.

I media si sono soffermati molto sul fatto che il branco fosse costituito da ragazzi extracomunitari, dei quali 3 minorenni e uno ventenne, individuato come il capo.

Questo dato non va certo minimizzato, né generalizzato, dato che per quanto riguarda gli stupri denunciati in Italia (11 al giorno nei primi 7 mesi del 2017) sono stati arrestati 1.534 italiani e 904 stranieri.

Ma la politica non deve fermarsi a leggere i dati, deve elaborarli, mettere in atto percorsi culturali e legislativi utili a superare i problemi.

Durante l’estate ogni giorno si incontrano in spiaggia persone più o meno di colore che vendono merci varie; a volte mi fermo a dialogare con loro, chiedo da dove vengono, perché hanno lasciato il loro paese, come hanno imparato a parlare l’italiano e se conoscono le leggi e la cultura del paese che li ospita.

Le risposte più frequenti per il paese di origine sono: Marocco, Senegal, Nigeria, Gambia, Pakistan, Siria…Paesi diversissimi, motivazioni diverse, un unico comune denominatore: la povertà e la ricerca di un futuro migliore.

Su questo aspetto i paesi europei, e occidentali in genere, stanno faticosamente cominciando a capire che è inutile chiudere le frontiere e le porte di casa, è fondamentale invece collaborare a costruire le condizioni perché il futuro migliore sia possibile per tutti nel proprio paese di origine.

A nessuna di queste persone viene insegnato l’italiano, che imparano lavorando, a nessuno vengono insegnate le leggi, i doveri e i diritti. Questo secondo me è un aspetto gravissimo, di una superficialità inaudita, rispetto al quale ogni paese può e deve intervenire.

Quando penso alle durissime lotte che le donne e gli uomini del secolo scorso hanno dovuto sostenere per ottenere i diritti di cui oggi tutti godiamo, e penso al diritto di voto, al mantenimento della cittadinanza, al suo passaggio ai figli, fino ad arrivare alla legge più recente contro la violenza domestica e di genere, mi dico che dovremmo avere più rispetto per quelle donne e per quegli uomini, più rispetto per le lotte compiute facendo conoscere bene quelle conquiste e i cambiamenti culturali che le hanno sostenute, ai giovani nelle nostre scuole e a tutti coloro che intendono stabilirsi a San Marino.

La nostra Repubblica, pur non avendo numeri elevati di persone accolte, deve a mio avviso fornirsi di una regolamentazione specifica, utilizzando strumenti diversificati, per informare gli stranieri che intendono soggiornare o risiedere in territorio circa le nostre leggi, i diritti e i doveri di tutte le persone che qui abitano, circa le tradizioni e la nostra cultura, compreso il ruolo paritario che hanno nella società donne e uomini.

Tornando infine al tremendo misfatto iniziale, sono del parere che non ci debba essere nessuna clemenza per i quattro ragazzi colpevoli. La certezza della pena è essenziale. Come è essenziale il percorso di recupero che dovranno fare, per uscirne da persone nuove, consapevoli e migliori.

Il mio pensiero, però, va alle vittime che porteranno per sempre profonde ferite psichiche, oltre che fisiche, ferite che cambieranno in modo determinante la loro vita futura.