Legislativo, esecutivo, giudiziario. I tre poteri di ogni democrazia che si voglia definire tale devono essere rigorosamente regolamentati e bilanciati dalle leggi sia nelle specifiche funzioni, che nei loro rapporti. Nel nostro ordinamento sono le leggi costituzionali, le leggi qualificate, varie leggi ordinarie ad indicare dettagliatamente questi passaggi. Comincio da qui, e qui tornerò più volte nel mio intervento, perché parlare di un argomento delicato come quello della Giustizia e dei suoi rapporti con gli altri poteri, cercando di spiegare con chiarezza ai cittadini gli eventi degli ultimi mesi, può e deve essere fatto tenendo sempre come riferimento quello che prevede la legge.

Lo scorso lunedì il Consiglio Giudiziario Plenario ha eletto il Giudice Lanfranco Ferroni nuovo Magistrato Dirigente del Tribunale Unico della Repubblica di San Marino, che subentra a Valeria Pierfelici.

A questo delicato cambio di vertice al Tribunale si è arrivati dopo molte sedute del Consiglio Giudiziario Plenario, del Consigli Giudiziari Ordinari, della Commissione Consiliare per gli Affari di Giustizia, della seduta del Consiglio Grande e Generale. Un percorso – ci tengo a farlo presente in modo molto chiaro –  iniziato il 30 ottobre scorso, nel momento in cui il Magistrato Dirigente, in audizione presso la Commissione per gli Affari di Giustizia, ha presentato e illustrato autonomamente un documento in cui denunciava GRAVI PRESSIONI DELLA POLITICA SULLA MAGISTRATURA e GRAVI PRESSIONI ALL’INTERNO DELLA MAGISTRATURA.

Su cosa farne di quel documento in senso lato ha a lungo dibattuto la Commissione, non raggiungendo infine una decisione unanime che era invece, secondo noi ovviamente, indicata in modo molto lineare dalla legge: è il Consiglio Giudiziario Plenario che, in base alla legge qualificata, è l’organo con funzioni di garanzia dell’ordinamento giudiziario e che ha tra le sue funzioni quelle di esaminare le questioni relative ai RAPPORTI FRA GLI ORGANI GIUDIZIARI E GLI ALTRI ORGANI DELLO STATO. Abbandonando per un attimo il dettato della legge, dal quale non possiamo comunque discostarci e che indica la via, quello che ci ha sorretto nel nostro agire è una semplice domanda: come avremmo potuto non portare a conoscenza delle gravi denunce fatte il Consiglio Giudiziario Plenario e tenerle in Commissione Giustizia? Anche perché le possibilità previste dall’ordinamento non lasciavano scelte differenti.

Molte sono state le illazioni fatte su questo percorso e molte parole pesanti e fuori luogo sono state spese, a partire da quelle scellerate del COLPO DI STATO:

  • Una è quella che vede sfiduciare il Magistrato Dirigente da parte dei membri di maggioranza perché si sono voluti bloccare alcuni processi importanti quali il processo Mazzini o il processo Titoli BCSM  (tutto è scoppiato con il caso Titoli qualcuno ha detto; se qualcosa è scoppiato è stato con la presentazione del documento di denuncia in Commissione il 30 ottobre scorso). Lo abbiamo già detto a più riprese, la legge qualificata prevede che il Magistrato Dirigente abbia funzioni amministrative e di coordinamento, ferma rimanendo l’assoluta autonomia decisionale di ciascun giudice. E’ pertanto una pesante offesa all’autonomia della magistratura affermare che avvicendandosi il MD alcuni processi potrebbero essere fermati. La legge dà tutti gli strumenti affinchè i magistrati siano tutelati nella loro funzione giurisdizionale. E sarebbe parimenti molto scorretto, nonché dimostrare poca conoscenza del funzionamento del Tribunale, fare presente che i Giudici sono suoi sottoposti, essendo il Magistrato Dirigente primo tra uguali.

Altra polemica quella che vede la politica entrare nei temi della giustizia e condizionarli. Ricordiamo che è l’ordine del giorno del consiglio giudiziario ordinario, l’organo di autogoverno della magistratura, l’organo cui partecipano tutti i magistrati, che a larga maggioranza ha chiesto di procedere alla revoca del precedente MD elencando una serie di seri addebiti nella sua condotta. La maggioranza in CGP si è espressa con un orientamento in linea con la maggioranza della magistratura. Semmai sarebbe stato ribaltare l’orientamento della magistratura votare in difformità a quanto da loro indicato, visto che loro per primi conoscono problemi e criticità del Tribunale e si sono espressi in modo assai preciso sulle questioni. E’ il Consiglio Giudiziario Ordinario che gestisce ogni questione relativa all’organizzazione del lavoro e la politica ha il dovere di rispettare questa autonomia.

Altra ancora quella che abbiamo revocato il Magistrato dirigente senza che questo fosse previsto esplicitamente per legge. Il fatto che una cosa non sia prevista non significa che non sia consentita. Le leggi non si interpretano ma si seguono; questa considerazione vale per tutti tranne che per l’unico potere dello stato che è deputato ad interpretarle, in base alle sue competenze e questo potere è la Magistratura. Ecco perché si è seguita l’interpretazione data in sede di Consiglio giudiziario plenario da un largo numero di magistrati di alto rango e grande esperienza sul fatto che il ruolo amministrativo e organizzativo del Magistrato Dirigente potesse essere revocato dall’organo stesso che l’aveva nominato”. E se vi sono approfondimenti da fare non è la sede politica a poterli fare per mancanza di competenza. Non è il consiglio gg a poterlo fare, saranno le opportune sedi, il tribunale amministrativo o il Collegio Garanti a farlo.

Ritengo inoltre importante stigmatizzare il comportamento di alcuni media che hanno portato avanti attacchi ai magistrati al fine di sminuirli nella loro autorevolezza e nella stima in loro riposta. Magistrati che vengono attaccati con illazioni e congetture degne della peggiore cosiddetta macchina del fango ovvero delegittimazione, attacchi personali e gossip a persone che non hanno la possibilità di rispondere e difendersi. Sistema “antico e semplice” la macchina del fango, che si nutre di cose private che mette in difficoltà le persone e le costringe a difendersi. Questa volta però non funzionerà. Facciamo quadrato attorno a tutta la magistratura per permetterle di lavorare al meglio perché è di una giustizia veloce e competente di cui il paese ha bisogno.

Prima di concludere torno da dove sono partita e chiedo ai membri della commissione che non hanno condiviso il nostro percorso: che cosa avremmo dovuto fare con la denuncia di GRAVI PRESSIONI della politica sulla Magistratura e di pressioni all’interno della stessa Magistratura se non percorrere quanto previsto dalla legge per fare chiarezza assoluta su quanto ci è stato partecipato? Perché qui bisogna essere molto chiari, le disposizioni previste dalla legge vanno seguite, non è che si può scegliere di farlo o non farlo; qui, ripeto, la legge qualificata ci indica molto esattamente la via: Consiglio Giudiziario Plenario.

In conclusione del mio intervento voglio ringraziare la dott.ssa Pierfelici per il grande lavoro portato avanti negli anni e fare i migliori auguri al Prof. Ferroni per il suo importante mandato e sono sicura che riuscirà a portare in Tribunale quella serenità e quel prestigio e quel rispetto che servono più che mai al Tribunale e al nostro Paese.