La Repubblica di San Marino è un Paese profondamente diviso.

Lacerato nel corso degli anni da un sistema politico affaristico che ha alimentato una azione di vero e proprio degrado della società sammarinese nei suoi più diversi aspetti. E questa divisione è sempre più evidente per la “incapacità” di dialogo tra le varie componenti della società civile. Una incapacità di dialogo che rallenta fortemente la crescita economica e sociale del Paese stesso.

Ma c’è un’origine di tutto questo ed occorre dirlo.

E sono quegli anni in cui una certa classe politica, invece di guidare il Paese in un processo di crescita economica, sociale e culturale, lo ha usato per fondare ed accrescere il proprio potere su basi di sostanziale illegalità. Sfruttando un sistema economico basato su anonimato societario e segreto bancario; scendendo a patti con chiunque si presentasse dall’esterno per fare affari, nella peggiore accezione del termine; facendo credere ai cittadini che tutto era lecito o che, comunque, lo poteva essere anche solo in funzione del raggiungimento dei propri interessi.

In questo modo gli interessi di pochi hanno preso il sopravvento sul bene collettivo, dividendo dunque il Paese al proprio interno in fazioni ben distinte e, contestualmente, isolandolo dall’esterno. Sono d’accordo con chi afferma che San Marino per anni è stata una vera e propria oligarchia, con il potere in mano a poche famiglie (generalmente di professionisti e imprenditori) che, con la complicità della politica, hanno potuto gestire affari e perseguire interessi privati. Ricordiamoci bene di quando certi uomini politici, prima di fare una legge, andavano a chiedere consigli e direttive all’interno degli studi di noti professionisti.

In questo contesto hanno iniziato a girare fiumi di denaro gestiti esclusivamente per alimentare un mero clientelismo e per l’accrescimento di ricchezze personali. Il denaro è divenuto il fulcro attorno a cui si è spenta ogni possibilità di crescita sociale e culturale, mentre la crescita economica del Paese in generale si è presto rivelata un fuoco di paglia, chiaramente, escludendo tutti coloro che si sono indebitamente arricchiti facendo parte e alimentando quel sistema.

Il risultato finale è che oggi ci ritroviamo un Paese con una economia ridotta al lumicino, con le casse vuote e il sistema bancario e finanziario allo stremo. Ma il danno ancor più grave, secondo me, è proprio questa scarsissima predisposizione al dialogo tra le parti che, tutte insieme, dovrebbero, invece, contribuire alla ripresa della crescita economica, sociale e culturale del Paese.

Detto questo, l’unico modo che abbiamo per tentare di salvare questo Paese, è quello di spezzare ogni legame con il passato ed è proprio ciò che la coalizione Adesso.sm ha intenzione di fare, ed ha iniziato a fare. E, a proposito di sistema economico, il primo settore su cui intervenire non poteva che essere, logicamente, proprio il settore bancario e finanziario, dove in passato affaristi senza scrupoli, sia provenienti da fuori territorio che sammarinesi, hanno accumulato guadagni e messo a carico della comunità le inevitabili perdite degli istituti bancari. E non dimentichiamoci che il tutto avveniva anche grazie a una dirigenza di Banca Centrale (quella di allora) ben addomesticata, la quale, non solo non interveniva per interrompere questo meccanismo illegale, ma faceva in modo anche di coprire i relativi responsabili.

Sfiduciare il presente per ridare fiducia al passato. Questo è il chiaro intento di gran parte dell’opposizione. Noi non solo non siamo d’accordo, ma proprio da oggi ripartiremo ancora con maggiore convinzione e determinazione con l’attuazione del programma di governo che la cittadinanza sammarinese ha scelto e votato.

Con questo Congresso di Stato, con Simone Celli alla Segreteria di Stato per le Finanze e il Bilancio.