Siamo certamente uno strano Paese.

Abbiamo, evidentemente, una memoria molto corta, oppure in alternativa, preferiamo ricordare solo ciò che ci può far comodo. Per questo motivo, talvolta, si sentono discorsi che non hanno né un capo, né una coda. E, se pronunciati da certe persone, spesso dietro certi ragionamenti e affermazioni non si può non riscontrare una sorta di malafede.

In questi quasi due anni di Legislatura, addosso alla maggioranza e al governo, è piovuto di tutto, giusto per rendersi conto del livello di scontro; accuse di ogni genere, insulti, insinuazioni, atteggiamenti di derisione e di strafottenza. Consentitemi, un atteggiamento non consono al luogo in cui ci troviamo a dibattere e manchevole di rispetto nei confronti delle Istituzioni. Insomma l’opposizione, sin da subito, ha ritenuto opportuno adottare una costante azione di scontro, e mai di confronto. Qualche volta ha parlato di confronto, ma poi i fatti immediatamente successivi hanno dimostrato esattamente il contrario. Questo, a mio modesto parere, dettato dal fatto di non aver accettato il risultato elettorale.

Infatti mi sembra di ricordare che, se non nella prima sessione consiliare di questa Legislatura, forse nella seconda, qualcuno iniziò a parlare di colpo di Stato. E questo probabilmente perché qualcuno che era sicuro di vincere si è ritrovato in minoranza . E chissà perché, improvvisamente si è reso conto che questa legge elettorale è sbagliata. Peccato che non se ne sia accorto nelle due precedenti tornate dove, con la medesima legge, però, ne usciva vittorioso. E da qui la proposta referendaria avanzata dall’opposizione della quale avremo modo più avanti di parlarne diffusamente. Anche se mi sembra chiaro quale sia l’intento di questa iniziativa referendaria, ossia, quello di rigettare il Paese nella instabilità più totale e, soprattutto, nelle mani di certi personaggi.

Cons. Teodoro Lonfernini, ricorda? Fu proprio lei, tra i primi se non proprio il primo, a parlare di colpo di Stato. E ricordo molto bene anche quando, una volta, rivolgendosi alla mia collega Vanessa D’Ambrosio le disse che ogni nostra azione godeva dello sguardo attento del Santo Marino, chiaramente a garanzia della democrazia nel Paese. Per carità sul principio da lei espresso nulla da eccepire.

Ma nel corso degli ultimi decenni, quando mai il Pdcs si è preoccupato della democrazia di questo Paese? San Marino è sempre stata una oligarchia, in mano a certe famiglie e lobby di potere, che voi del Pdcs ci tenevate particolarmente a tutelare. Ed evidentemente in tutti questi anni il Santo Marino ve lo siete dimenticato anche voi. Quando proprio su quei banchi, tra di voi sedevano forse altri “santi” che godevano sicuramente di maggiore attenzione e rispetto da parte vostra. E, da quanto mi è stato raccontato, non eravate così scossi come lo siete oggi, così preoccupati del futuro del Paese, così indignati.  No, eravate tutti assolutamente allineati.

In quegli anni in cui accadeva di tutto. Era l’economia delle commissionarie, fiumi di fatture. Delle finanziarie, del mercato delle Banche. Il tutto funzionale al mare di nero che giungeva in Repubblica. Ricordate? Il Re del Nero. Che oggi scrive editoriali, fa l’opinionista, dà lezioni di finanza.

Erano quelli gli anni in cui si guastava il rapporto con le Istituzioni italiane. Ricordate il Min. Visco prima, poi Tremonti. Quelli gli anni in cui perdevamo pezzi di sovranità. Ma per voi andava tutto bene, seduti numerosi su quei banchi con i vostri “santi” di riferimento.

Quelli gli anni in cui si generavano le perdite di Cassa di Risparmio e, dunque, l’attuale bilancio. Quello dei 534 milioni in perdita. Un bilancio prudenziale e non falso o farlocco come qualcuno vuol fare intendere. Generalmente in un Paese normale vengono maggiormente apprezzate le stime prudenziali, mentre si tende a considerare discutibili quelle più azzardate. Come è giusto che sia! Si da un valore minore ai cespiti per avvicinarli il più possibile a quello che potrebbe essere la loro realizzazione di mercato. E questo non esclude che se poi il realizzo dovesse essere maggiore non ci possa essere una plusvalenza attiva, la quale, anzi, ben venga! Quindi dov’è il problema? Il problema è che secondo voi non si devono sapere le cose, tutto nascosto come avete fatto per anni. E volete far ricadere la responsabilità di questo disastro sull’attuale esecutivo. I bilanci falsi erano quelli di prima, certamente non questo.

Gli NPL, una cosa è certa. Più passa il tempo e più si svalutano. Ci sono già state sei relazioni, se non erro, non vorrei aver perso il conto. E giungono tutte alla stessa conclusione. Il valore indicato è all’incirca sempre lo stesso, intorno ai 109 milioni.

Questa decisione è una decisione tecnica, cioè che verrà presa da Cassa di Risparmio con dati alla mano. Data l’importanza di questa vendita è entrato un altro livello, la politica. Il Consiglio Grande e Generale, a marzo, ha dato mandato alla Commissione Finanze per decidere sul via libera a questa vendita perché ha una rilevanza importantissima sul Paese e sul nostro futuro.

Un via libera atteso anche da oltre 90 banche italiane, che erano socie nel gruppo Delta. Il nostro invito, in questa fase, è quello di concentrarsi sul valore reale di questo pacchetto. E prendere qualsiasi decisione in maniera asettica, ben sapendo che non procedere alla vendita porterebbe ulteriori criticità al sistema.

Fabrizio Francioni