Eccellenze e colleghi consiglieri,

La morte medicalmente assistita è un tema complesso perché oltre ad affrontare questioni mediche e giuridiche rilevanti, attraversa sensibilità diverse dato che tratta aspetti etici alquanto significativi.

Anche io ringrazio gli istanti che ci danno modo oggi di affrontare un argomento delicato, difficile, ma molto importante e che ritengo sia assolutamente necessario regolamentare anche a San Marino. Ringrazio gli istanti anche perché è una questione che vede non di rado coinvolte persone con disabilità gravi (gravissime), in situazioni che degenerano progressivamente sino al punto in cui, purtroppo, non esiste guarigione ma solo il perdurare continuo dell’agonia, della sofferenza e l’attesa della morte.

Ma tornerò sulla questione disabilità perché credo consenta di far meglio comprendere la tematica anche in modo soggettivo, nel senso cioè, vista da coloro che in determinate gravi condizioni sviluppano determinati pensieri, prospettive e paure.

L’Istanza chiede di poter ricorrere anche a San Marino alla morte medicalmente assistita: io penso che nella naturale consapevolezza di dover convivere con la pluralità di orientamenti etici e convinzioni religiose, per la politica, la medicina e la società sammarinese tutta, sia giunto il momento di misurare il proprio grado di umanità e di civiltà, ricercando una sintesi minima etica e giuridica che accolga le sollecitazioni del paziente “in fine vita” e tuteli l’attività del medico che lo sta curando.

In situazioni cosiddette terminali, il fatto che non ci sia una regolamentazione, intanto rende incerti i confini tra assistenza ottimale e accanimento terapeutico, ma soprattutto induce nel medico la preoccupazione di possibili conseguenze penali per il suo operato, e nel paziente il timore di un prolungamento penoso della sua morte derivante magari, da scelte mediche imposte di utilizzo di tecniche, macchinari, ecc.

Oltre a questo, sarebbe auspicabile che ci si liberasse culturalmente e anche moralmente, secondo me, da una sorta di contraddizione per cui, attraverso la medicina, decidiamo comunque di prolungare la vita, di rinviare la morte o di prevederne il suo sopraggiungere, senza badare con la necessaria attenzione alle volontà del paziente, anche se siamo consapevoli della sua sofferenza fisica e psicologica e, soprattutto (è questo quello che vorrei dire) che la morte è una condizione implicita della stessa vita umana stessa, insomma vogliamo curare una fine che non è più curabile.

Perché è una questione di dignità, come ha anche detto giustamente il Segretario di Stato nella sua relazione. La dignità e i diritti vanno garantiti sia nella vita che nella morte, perché sono valori della persona, un qualcosa che appartiene inalienabilmente alla sua natura umana. La dignità è un segno distintivo dell’autonomia e l’autodeterminazione è un diritto di ognuno di noi.

Più la fragilità e il bisogno di aiuto crescono, tanto più aumenta la probabilità che la dignità umana venga intaccata.

Sempre dalla relazione del Segretario ho sentito che: “E’ diritto di una Persona competente, malata in modo irreversibile e in fase terminale di evitare dolore incoercibile, paura e scegliere una morte dignitosa.”, dunque mi pare che anch’essa vada nella direzione che sto esprimendo…

La sfida fondamentale è proprioe questa: considerare cioè, a livello politico, medico e sociale anche la volontà e la dignità del morente nell’accompagnamento alla sua morte.

L’argomento è molto delicato, di questo ce ne rendiamo conto tutti, ma la fine della vita ed il morire devono poter rientrare anch’essi in qualche modo nell’ottica dell’autodeterminazione.

In questo senso, ad esempio, andrebbe fatto di pari passo un ragionamento anche sul Testamento Biologico, che la maggioranza ha inteso comprendere all’interno dell’Ordine del Giorno che sarà presentato al termine di questa discussione, ovvero quelle dichiarazioni di volontà anticipate espresse in condizioni di piena facoltà di intendere e di volere, giuridicamente vincolanti ed obbligatorie. Con il testamento biologico il paziente salvaguarda se stesso da timori e paure oggettive quali l’accanimento terapeutico, sperimentazioni e decisioni di vario tipo atte a conservare la vita, attuate senza il suo consenso. Nella maggior parte dei testamenti biologici, i malati o chi per loro li redigono, rifiutano l’accanimento terapeutico, il prolungamento tecnico-sanitario della sofferenza o della morte a favore di una “volontà di morire con dignità”.

Nel febbraio 2009, qualcuno lo ricorderà, la morte di Eluana Englaro divise il Titano, e scatenò anche a San Marino molte reazioni: da una parte ricordo le parole del Vescovo di allora che condannò quanto avvenne come ”gesto di violenta eliminazione della vita”, un fronte politico che con ansimante interesse considerava la morte di Eluana “come l’apertura verso la strada dell’eutanasia”, altri ancora che con analogo afffanno disquisivano se fosse stop della cura o della nutrizione…dall’altre parte chi, perlomeno teneva conto del dolore e della libertà del morente (e anche dei suoi cari)…ricordo la nostra TV di Stato che inquadrava i cartelli con scritto PEPPINO BOIA (il padre di Eluana), insomma ho ascoltato e visto posizioni legittime per carità,  e più o meno condivisibili.

Ma la cosa che personalmente mi colpì, è che ci fu un interesse enorme, verso l’epilogo di questa richiesta di morire con dignità. Un bailame mediatico anche nella vicina Italia pari al Festival di Sanremo, che molte persone con disabilità gravissime offrirebbero non so cosa, per vederne una minima parte del medesimo interesse tutte le volte che chiedono, invece, di vivere (non di morire) con dignità e con gli stessi Diritti degli altri.

Invece a queste latitudini ci si dimentica probabilmente che sono personei diversamente abili, un termine questo senza alcun senso, secondo me.

Vorrei altresì precisare che legalizzare la morte medicalmente assistita, non significa legalizzare l’eutanasia attiva diretta tou cour (che sa un po’ di Terzo Reich e i disabili ne han saputo qualcosa..),ma stabilire un protocollo che tenga conto del consenso informato, del testamento biologico se del caso, e di quelle forme indirette e passive citate anche nella relazione,…senza dimenticare in parallelo la parte importantissima delle misure medico-palliative.

L’esperienza dei paesi che hanno consentito la morte assistita dimostra che non esiste nessun pericolo di eutanasia generalizzata.

Auspico che si esca da questo dibattito in modo ragionevole abbandonando per un attimo le strumentalizzazioni e le ideologie, in favore di una risposta di buon senso.

San Marino ha bisogno di atti legislativi di questo genere, moderni e giuridicamente adeguati, in grado di supportare e tutelare le prerogative medico-diagnostiche e terapeutiche, i valori di cui ho parlato, ivi incluso, il diritto da parte del paziente di condivisione delle decisioni, se non addirittura quello dell’autodeterminazione.

Io non farò mancare il mio voto a favore di questa Istanza e nemmeno all’Ordine del Giorno.

Penso e spero che con le misure che ne conseguiranno domani ci ritroveremo in un Paese che sulle tematiche etiche e, soprattutto sui Diritti Civili, dimostrerà di essere diventato, diversamente arretrato.