Capaci, 23 maggio 1992, i corleonesi di Totò Riina imbottirono di tritolo un tratto di autostrada da Punta Raisi a Palermo pur di togliere di mezzo quel magistrato che stava mettendo in crisi tutta l’organizzazione mafiosa.

Giovanni Falcone aveva tirato fuori “cosa nostra” dal reticolo delle sue relazioni esterne, politico-affaristiche, per poterla esaminare in se stessa e aveva trovato la strada per sconfiggerla.

Segui i soldi… diceva Giovanni Falcone ai colleghi statunitensi che volevano imparare come trovare le infiltrazioni mafiose nella Società. Seguite i soldi e troverete le infiltrazioni mafiose e le connessioni fra una persona e l’altra.

La lezione di Giovanni Falcone è ancora validissima, ogni paese deve costruirsi gli anticorpi contro la criminalità organizzata, contro ogni tipo di mafie, ma anche contro la corruzione, la microcriminalità e le altre illegalità, che possono apparire “minori” o percepite come tali, ma che sono comunque illegalità, come quelle rispetto al fisco, l’evasione fiscale, il lavoro nero, i ricatti e le minacce sul posto di lavoro, lo sfruttamento delle persone, per arrivare fino alle bugie e alla diffamazione che rovinano la vita delle persone, per strada, sul web o sulla carta stampata, poco cambia.

La Legalità è la massima garanzia di libertà, è il principio che impone a tutti il pieno rispetto della legge, che è il vero “strumento del popolo”.

L’educazione alla Legalità, alla democrazia, alla non violenza è il modo per costruire un paese con un tessuto civile globale e diffuso, il tessuto della comunità che riconosce e si oppone all’illegalità, non si gira dall’altra parte e non legittima.

Una comunità critica, che non si lascia abbindolare da falsi populismi basati sulla mistificazione della realtà e sulle false informazioni, una comunità attiva, sana, motivata, eticamente decisa e orientata, che deve operare un risveglio, puntando su una visione positiva, ma anche sull’adeguatezza e la correttezza delle strategie per attuarla.

Marina Lazzarini