Grazie Presidente,

L’articolo 3 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza sancisce un principio fondamentale: “ in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità”. Si parla del SUPERIORE INTERESSE DEL MINORE, principio che non deve mai venire meno.

Nella relazione del Collega  Ghiletchi -che ringrazio- è ben chiaro questo concetto e lo si mette a confronto con quelle che sono le scelte di ogni singolo Paese e ci si pone la domanda: qual è il punto di equilibrio? Il metro di riferimento per cui si soddisfa pienamente il superiore interesse del bambino da un parte di crescere insieme ai proprio genitori e, dall’altra, riconoscere quando la situazione richiede un allontanamento?

A ciò si aggiunge una terza variabile, tacita ma presente: che politiche applica il singolo Stato? Protettive pro domo sua, flessibili sulla base delle evidenze del singolo caso, o rigide? Questa terza variabile è di primaria importanza perché ha conseguenze sugli operatori, sulle famiglie e quindi sui minori.

Voglio portare alla vostra attenzione come la legislazione e i soggetti interessati operano nel mio Paese, San Marino. Noi abbiamo una normativa che tutela il minore, in linea con la Convenzione ONU e le best practices a livello internazionale. Alle normative, si affianca l’Istituto Per la Sicurezza Sociale, che rappresenta tutti i servizi socio sanitari del mio Paese, con il Servizio Minori. Il Servizio Minori, insieme al Tribunale, segue i singoli casi e considera il percorso più adeguato, tenendo l’allontanamento dai genitori come estrema ratio. Di qui, varie soluzioni che coinvolgono non solo il minore, ma i genitori e in alcuni casi anche la famiglia più estesa. Chiaramente il mio Paese è di ridotte dimensioni quindi certamente è più facile fare un monitoraggio costante e trovare soluzioni “su misura”, seguire i singoli casi e anche gli operatori (a tutti i livelli) coinvolti. Ma quando nella Relazione si scrive: “Garantire che il sistema di assistenza ai minori sia aperto e trasparente al fine di rafforzare la legittimità dell’interesse nel sistema, ivi compresa la necessità che i cambiamenti siano ben documentati in tutte le fasi del processo e che i procedimenti giudiziari siano di bassa soglia a misura di bambino e accessibili nonché per migliorare la raccolta e la ricerca dei dati” ci si riferisce anche a questi “protocolli”, chiamiamoli così.

In conclusione: nessuno mette in dubbio la responsabilità e le difficoltà di chi lavora nel campo della protezione dei minori. Nessuno mette in dubbio la difficoltà di trovare il giusto punto di equilibrio, ma tutti siamo chiamati a porci delle domande, a ricercare soluzioni per formare in modo sempre più adeguato gli operatori e i professionisti del settore, a creare una memoria dati strutturata e sempre aggiornata e, aggiungo, trovare il modo di mettere ‘’in rete” e quindi “connettere le nostre diverse realtà nazionali, per uno scambio di esperienze,  sensibilità e know how, nell’interesse supremo del minore.

Grazie

Vanessa D’Ambrosio

San Marino – SOC group