Grazie Presidente,

Ringrazio la collega Catalfo per aver redatto questo prezioso rapporto e per il documento che andremo ad esaminare a votare. L’invito agli Stati membri di approfondire ed elaborare forme di reddito di cittadinanza diventa tanto più necessario allorquando fasce sempre più importanti della popolazione rischiano di vivere sotto la soglia di povertà e quindi subiscono un’umiliazione, un attacco alla dignità personale, con le tante conseguenze negative sia personali, sia per la comunità stessa.

Un patto tra i cittadini e lo Stato, un nuovo contratto sociale, un nuovo patto sociale.

Mi trovo pienamente d’accordo che la necessità di assicurare uno standard di vita adeguato debba essere centrale per un Paese. Non è una questione di opportunità, ma di giustizia sociale, quindi fondamentale per una democrazia. ben vengano questi approfondimenti sul reddito di cittadinanza, sui case studies dei Paesi che hanno già forme di reddito simili e – più in generale – sul trovare soluzioni adeguate che rispondano ai principi di dignità e di equità.

Vorrei però introdurre un nuovo concetto, quello di LAVORO, di diritto al lavoro ma anche di strumento per fare politiche attive di sostegno non esclusivamente solidaristiche, che possa coinvolgere lo Stato e i cittadini più bisognosi o, per fare un esempio concreto, i disoccupati di lungo corso over 50 che faticano a rientrare nel mondo del lavoro.

Mi riferisco alla possibilità, per gli Stati, di adottare un LAVORO MINIMO DI CITTADINANZA, che possa essere universalmente riconosciuto, che garantisca la dignità della persona e una sua partecipazione attiva alla vita sociale e lavorativa della comunità, non perdendo quel prezioso legame con il mondo del lavoro.

Anche il LAVORO DI CITTADINANZA può essere visto come un nuovo patto tra cittadini e Stato.

Il tempo è tiranno e non mi permette di approfondire adeguatamente le possibilità di questo ammortizzatore sociale, ma voglio comunque chiarire che sia il REDDITO DI CITTADINANZA sia il LAVORO DI CITTADINANZA sono provvedimenti mirati che fanno della certezza, dell’universalità e dell’equità il proprio perno.

Il Reddito di Cittadinanza non esclude il Lavoro di Cittadinanza e viceversa: non sono provvedimenti in contrasto tra loro, ma due approcci che rispondo alla medesima esigenza: garantire cioè degli standard di vita dignitosi.

Di conseguenza – e concludo il mio intervento- entrambi possono essere messi in campo per rispondere ad esigenze diverse della popolazione e di qui – come ho detto in precedenza – la possibilità per uno Stato di fare politiche attive eque e non esclusivamente con fini solidaristici/ di sussidiarietà.

 

Grazie

Vanessa D’Ambrosio

San Marino – SOC group