Grazie Presidente,

Ringrazio la collega Centemero per la Relazione.

Qualche anno fa, mentre scrivevo la mia tesi di laurea, ho analizzato – tra gli altri- un report dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) in cui si scriveva a chiare lettere che il gap, le distorsioni e discriminazioni nei confronti delle donne on economia e nel mondo del lavoro erano non solo un freno per l’economia stessa; ma impoverivano i singoli Paesi.

Erano e SONO un freno, oltre ad essere un’ingiustificata discriminazione.

Le esperienze di società nelle quali c’è una maggiore uguaglianza di genere mostrano – lo dice la Relazione- che un’equità tra uomini e donne in economia è una precondizione per uno sviluppo positivo anche in altre sfere, come la vita pubblica e politica.

È chiaro che alla base di qualsiasi cambiamento, sviluppo, c’è l’educazione con il suo ruolo chiave.

Educazione che si traduce in stimoli culturali che portano a superare gli stereotipi di genere.

Stereotipi che troppo spesso le stesse donne si accollano, perché ne sono immerse, purtroppo.

A questo punto, la domanda delle domande: cosa possiamo fare come Parlamentari e cosa può promuovere questa Assemblea?

Oltre alla sensibilizzazione, dobbiamo stimolare i nostri Parlamenti nazionali a individuare, legiferare e promuovere le contrattazioni con le parti sociali e datoriali nella direzione di una trasparenza dei livelli salariali, la promozione di contratti collettivi, il divieto di dimissioni in bianco e la salvaguardia del periodo di aspettativa per maternità, estendendo questo diritto anche al compagno.

Altri interventi sono quelli di stabilire delle quote di genere, anche se -devo essere sincera- è un tema che mi trova non completamente d’accordo, e promuovere anche attraverso incentivi, l’imprenditoria femminile e l’assunzione di donne over 50.

Una misura che personalmente sto sostenendo anche nel mio Paese, San Marino, è quella dello SMART WORKING, uno strumento di flessibilità straordinario che non pesa né sul salario, né sulla qualità del lavoro, ma offre la possibilità di poter lavorare anche da remoto.

Ripeto, mi trovo totalmente d’accordo con i temi individuati nella Relazione anche perché zono punti strategici, sfide che determineranno non solo una maggiore equità, ma uno sviluppo economico e culturale importante per i singoli Paesi e per l’intera area.

Prima di concludere il mio intervento, un passaggio rispetto la promozione della formazione e delle carriere in ambiti scientifici, tecnologici, della matematica e dell’ingegneria.

La sempre più crescente domanda, nell’ottica dello sviluppo sostenibile, è una grande opportunità per le donne però è chiara anche un’altra cosa: è dalle scuole che devono essere incentivati questi studi, quindi è necessario far conoscere la storia delle donne che hanno fatto la storia in questi ambiti.

Dobbiamo chiedere agli insegnanti di aprire i propri orizzonti e offrire prospettive più ampie a chi rappresenta il futuro dei nostri Paesi, i giovani e le ragazze.

Questo “esercizio” dovrebbe essere fatto in ogni campo, perché i giovani hanno bisogno di esempi positivi, il coraggio di mettersi in gioco, di sapere che non ci si deve accontentare, che L’EQUITÀ NON È UN PRIVILEGIO, MA UN DIRITTO.

Voglio concludere Presidente, ringraziando nuovamente la collega Centemero, e sottolineando una cosa: noi donne non chiediamo di essere trattate meglio degli uomini, ma vogliamo essere trattate alla pari, avere le stesse opportunità e vedere riconosciuti il nostro lavoro e il nostro valore.

Ogni misura contro una maggiore equità significa non solo un’ingiustizia nei confronti delle donne e delle ragazze, ma un impoverimento per i nostri Paesi e per la collettività.

Vanessa D’Ambrosio

San Marino

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