Grazie Eccellenze, Colleghi Consiglieri,

prima di iniziare il mio intervento, vorrei augurare buon lavoro alle Loro Eccellenze e ringraziarle per l’indirizzo di saluto all’Aula che purtroppo è già stato disatteso e – con rammarico – devo dire che non me ne stupisco.

Intervengo per riferire all’ Aula sulla trasferta a Strasburgo dal 9 al 13 ottobre in occasione della Plenaria del Consiglio d’Europa (in seguito: COE).

-La prima questione che abbiamo dovuto affrontare sono state le dimissioni di Pedro Agramunt dalla Presidenza dell’Assemblea. Facendo un piccolo passo indietro, per potervi dare un quadro completo, è bene ricordare che la vicenda Agramunt era già iniziata a gennaio 2017 – quando poi è stato confermato come Presidente dell’Assemblea Parlamentare (in seguito: AP) – e nella sessione di giugno c’è stata una sfiducia nei suoi confronti da parte di tutti i gruppi politici, compreso il PPE di cui fa parte. Proprio durante la sessione di giugno, Agramunt lascia Strasburgo e rientra in Spagna. Da giugno, si è arrivati ad ottobre, quando – durante la sessione – avremmo dovuto votare la sua sfiducia e eleggere un nuovo Presidente. È in questo momento che arrivano le sue dimissioni. L’Assemblea è quindi chiamata ad eleggere solamente il nuovo Presidente. Per chiarezza, bisogna dire che la Presidenza spettava al PPE per accordo politico intercorso tra i gruppi. Il PPE ha due candidati, il lituano  Emanuelis Zingeris e la cipriota Stella Kyriakides. Il primo è appoggiato dalla dirigenza del PPE, mentre la seconda, rispetto alle  indicazioni che il suo gruppo aveva dato, ha portato la sua candidatura direttamente in Assemblea. Come delegazione abbiamo fatto una valutazione per coordinarci al meglio e abbiamo deciso di sostenere nei vari gruppi e poi il Plenaria con il voto, la candidata cipriota.

Abbiamo scelto la Kyriakides per vari aspetti: il primo, probabilmente più importante, è perché in una fase tanto delicata del Consiglio d’Europa, con la posizione della Russia e il percorso che si dovrà affrontare per tentare di far rientrare la Federazione russa al COE, c’era l’esigenza di avere una persona il più equilibrata ed equidistante possibile; la situazione in cui si trova Cipro – con oltre il 40% del territorio occupato dalla Turchia – è sicuramente un altro aspetto da non sottovalutare perché il COE ha trovato un “modus vivendi” al proprio interno – e questo è molto simile dalla situazione tra Ucraina e Russia -; terzo aspetto, Cipro è un Piccolo Stato e in questo senso ci sembrava un elemento strategico (meno interessi, quindi più equilibrato). Altro aspetto molto importante, la reputazione della Kyriakides, da tutti riconosciuta come una persona indipendente, forte ed estremamente corretta. Ultimo ma non ultimo, la possibilità di eleggere la terza donna alla guida dell’AP.

Per la sua elezione sono servite 3 tornate di voti, perché per le prime due – nonostante il suo distacco rispetto al candidato lituano – serviva la maggioranza assoluta, mentre la terza era sufficiente la maggioranza semplice: è comunque stata eletta con 132 voti contro gli 84 del lituano.

– premio per i diritti umani Vaclav Havel conferito al giudice turco, sostenitore dell’indipendenza del sistema giuridico turco – dal 2016 in carcere- Murat Arslan.

– abbiamo affrontato le elezioni in Albania e – nel merito – ringrazio il collega Nicolini che ha condiviso quanto ha affermato nel suo gruppo politico al COE. In generale, possiamo affermare che il quadro è notevolmente migliorato, nonostante persista una poca indipendenza tra le Istituzioni e ci sia ancora poca fiducia da parte della popolazione. Il clima che hanno trovato i commissari, tra cui anche il Consigliere Nicolini, è stato di fattiva collaborazione tra le parti coinvolte. Il neo che rimane è legato alla possibilità di “interferenza patriarcale” sul voto, nelle zone rurali.

– abbiamo trattato anche degli sviluppi della Giordania rispetto il percorso delle riforme istituzionale. Un risultato è l’abolizione dell’ art. 308 del Codice Penale e della revisione dell’art. 98 dello stesso. Rimane il problema della pena di morte; infatti, una delle richieste del COE è quello di far tornare in vigore la moratoria già presente nel Paese (era in vigore fino a due anni fa, quando è stata sospesa in seguito agli attacchi del terrorismo di DAESH). Ovviamente la Giordania non è un Paese né del COE, bensì è uno Stato che ha chiesto al COE di rientrare nel programma di partnership per la democrazia. Parallelamente, si è affrontato anche la situazione in Bielorussia che è molto più problematica rispetto quella giordana: tenete presente che non solo nel Paese è ancora in vigore la pena di morte, ma negli ultimi 15 anni non ci sono state elezioni politiche riconosciute a livello internazionale e molti dei Partiti non sono tutt’ora riconosciuti nel Paese. C’è quindi una forte criticità in termini di libertà e democrazia.

Molto interessante il rapporto dell’attività dell’OCSE: il documento analizza i fattori macroeconomici per il biennio 2017-2018, in cui si evidenzia una ripresa ma la stessa procede molto lentamente e a tratti incerta. Nel rapporto ovviamente si trattano anche i sistemi di tassazione e come queste meritino un approfondimento a livello internazionale, non da ultimo, si analizza il legame tra disuguaglianze e crescita, in particolare il rapporto tra le diseguaglianze nella salute/sanità e la crescita.

Abbiamo votato anche il giudice della Corte della terna georgiana; la terna turca è stata respinta.

Sto cercando di riassumere al meglio la maggior parte dei dossier affrontati perché poi mi vorrei soffermare e approfondire la situazione della Russia in seno al COE.

Situazione catalana: ovviamente quello di cui vi sto per riferire è evidentemente già “vecchio” rispetto gli avvenimenti in Spagna, in ogni caso, durante il primo giorno di lavori è stato richiesto un dibattito d’urgenza che si è svolto nella giornata di giovedì pomeriggio. La situazione è questa: al netto, di una forte critica e la conseguente presa di posizione rispetto all’abuso della forza da parte della polizia, sul piano politico, costituzionale e territoriale, la Spagna sta affrontando una crisi molto profonda. Il referendum per l’indipendenza della Catalogna non è costituzionale e – parallelamente – non si può far finta che non ci sia un movimento importante che chiede una maggiore autonomia, addirittura l’indipendenza. Il questo senso durante la scorsa settimana, parlando proprio con una collega spagnola del gruppo socialista, mi ha confermato il fatto che da Madrid ci sia anche una volontà di aprire un tavolo di confronto per adeguare la Costituzione del ’78 ad esigenze di maggiore autonomia (ovviamente non indipendenza), però si prevedono tempi lunghi e soprattutto servirà poi il voto degli spagnoli, che saranno chiamati ad esprimersi, come successo nel ’78. Dai giornali vediamo e leggiamo che la situazione stenta a trovare una soluzione idonea, quindi quello che possiamo fare è seguire le evoluzioni.

Oltre al Presidente della Repubblica Ceca, abbiamo avuto come ospite in Plenaria anche il Presidente ucraino Poroshenko. È chiaro che il clima è stato tutt’ altro che disteso, con attacchi feroci verso la Russia e verso i paesi che hanno delle comunità in Ucraina.  Quest’ultimo attacco è mirato al fatto che il COE doveva affrontare un dibattito e la votazione di una risoluzione rispetto l’ultima legge sull’ istruzione emanata dal governo di Kiev.

È da evidenziare come in Ucraina sia in atto una politica reazionaria e nazionalistica che colpisce non solo l’adeguamento del Paese agli standard del Consiglio d’Europa (un esempio: la Convenzione di Istanbul di cui se ne blocca continuamente la ratifica) ma anche un assalto alle minoranze presenti nel Paese che, con questa legge, si vedono cancellati il diritto di studiare anche la lingua della minoranza a cui appartengono. La lingua, lo sappiamo, è un fattore fortemente identitario e fondamentale per la formazione culturale dell’individuo, quindi questa “assimilazione” è vista in maniera molto negativa. Per chiarezza, è stata coinvolta anche la Commissione di Venezia per esprimersi nel merito di questa legge. In Plenaria, durante la discussione, c’è stata una contrapposizione molto forte tra la delegazione ucraina e i parlamentari dei Paesi che hanno delle minoranze importanti nel Paese.

 

Passo ora ad aggiornare l’Aula alla questione della Federazione Russa.

La Russia partecipa al Comitato dei Ministri (in seguito CDM) ma non in Assemblea con i propri rappresentanti già da diversi anni. La situazione è nata in seguito alle sanzioni che l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha adottato nei confronti della Federazione Russa.

È ovviamente insostenibile poter continuare ad avere uno Stato che partecipa solo a metà. A questo si aggiunge una lettera che le Ambasciate russe hanno inviato a tutti i membri del COE in cui si scrive chiaramente che non intendono pagare la quota annuale (contabilizzati in circa 30 milioni di €) e che, se non si arriverà ad una soluzione adeguata, non riconoscerà più nemmeno la Corte dei Diritti dell’Uomo e le sue sentenze perché non ne vota i giudici. Ci sono quindi due piani di problemi, il primo, più semplice, è quello finanziario, perché la quota della Russia è pari al 10% del bilancio del COE. L’altro piano è  molto più delicato ed è politico e istituzionale: 1) come scritto precedentemente, non possiamo avere un Paese che partecipa “per metà”, perché è giuridicamente insostenibile e va a minare la tenuta della Convenzione stessa; 2) non possiamo permettere che a milioni cittadini venga preclusa la possibilità di accedere alla Corte dei Diritti dell’Uomo; 3) non possiamo non trovare una soluzione di dialogo, perché escludere la Russia significa allontanarla definitivamente dalla sfera giuridica europea.

>Non è quindi una questione di bilancio, ma è soprattutto una questione giuridica e di prospettiva futura.

In merito, la risoluzione Kox (“Difesa dell’aquis del Consiglio d’Europa: preservare 65 anni di cooperazione intergovernativa di successo”) e soprattutto la risoluzione Nicolini (“Chiamata per un vertice del Consiglio d’Europa per riaffermare l’unità europea e difendere e promuovere la sicurezza in Europa”) trattano, oltre alla possibilità di un IV vertice del COE nel 2019, la creazione di un organismo di contatto dei vari organi statutali che possa trovare una soluzione per far rientrare la Russia a pieno titolo al COE e – fatto non secondario- cercare di armonizzare l’azione di suddetti organi, ovviamente garantendone l’autonomia, per una questione di coerenza nelle scelte (un esempio, per sottolineare l’importanza di questa armonizzazione, è la situazione che si è creata con la Russia: l’AP ha fatto risoluzioni e sanzioni, il CDM no, questo è disequilibrio).

Durante la giornata di giovedì ho partecipato, insieme all’Ambasciatore Bellatti Ceccoli, al Comitato Misto per discutere anche di questa questione. Ci sono stati forti attacchi da parte dei rappresentanti dei Paesi baltici, mentre per quanto riguarda gli Ambasciatori presenti, tutti hanno manifestato la volontà di dialogo e di trovare delle soluzioni concrete. Non si è fatta alcuna scelta su come strutturare questo organismo, quindi rimandato tutto a gennaio 2018. In questo senso, siamo rimasti un po’ interdetti, perché la situazione che si era creata consentiva di prendersi un impegno più sostanziale/concreto, sancire l’introduzione di questo organo di contatto e/o un impegno a rivedersi a stretto giro).

Ricordo inoltre, anche in risposta agli attacchi feroci di diversi Paesi, come Lituania o Ucraina, che il COE già ha trovato un “modus vivendi” di una situazione analoga: non possiamo dimenticare che Cipro è per oltre il 40% della sua superficie territoriale occupata dalla Turchia dal 1974, invasione fatta quando già entrambi gli Stati facevano parte del Consiglio d’Europa (1950 Turchia, 1961 Cipro).

Per concludere, vorrei ringraziare i colleghi Gatti, Zavoli Roger e Nicolini per l’ottimo lavoro svolto nei rispettivi gruppi e Commissioni e, non da ultimo, per il clima di piena collaborazione della nostra delegazione. Non nascondo che mi piacerebbe che il clima che si riesce sempre a riscontrare quando le nostre delegazioni vanno nei consessi internazionali per rappresentare la nostra amata Repubblica, si potesse riscontrare anche all’interno dell’Aula consiliare.

Ringrazio inoltre la Dottoressa Marfori, l’Ambasciatore Bellatti Ceccoli e, ultimo ma non ultimo, il Segretario Renzi per la disponibilità e il confronto costante prima della nostra partenza e durante questa sessione molto impegnativa in cui, ripeto con una punta di orgoglio, San Marino ha fatto un ottimo lavoro, soprattutto sul piano della mediazione.

Vanessa D’Ambrosio