Vorrei fare una breve riflessione sulla attuale situazione, su quanto sta accadendo ormai da qualche tempo a questa parte all’interno del Paese. E si tratta di una situazione abbastanza paradossale per cui, in tutto il Paese si svolge costantemente un acceso dibattito sulle varie questioni che toccano la politica e, quindi, l’intera comunità, ma detto dibattito si svolge in un clima di sostanziale incomunicabilità.

Evidenziando, dunque, una preoccupante frammentazione della società e marcando ancor di più le distanze tra le parti. E questa difficoltà di dialogo diventa certamente un enorme fardello sulle spalle di tutto il Paese.

Come ho già avuto modo di dire in alcuni miei interventi nelle precedenti sessioni consiliari, sono stati troppi gli interessi che si sono radicati all’interno della società. Interessi, chiaramente, che vedono come comune denominatore il denaro. Divenuto oggi unico valore, e non esiste società al mondo che sia in grado di potersi reggere su un unico valore.

MARX diceva che il denaro è un mezzo utile per arrivare a soddisfare i propri bisogni, per raggiungere i propri scopi, ma, se il denaro è l’unico mezzo diventa un fine ultimo esso stesso.

Per questo motivo oggi i nostri discorsi, all’interno di questa aula e anche fuori, sono quasi esclusivamente legati ad un pensiero di conto, senza riuscire a trovare un pensiero alternativo a questo, che non ci faccia solo calcolare, ma che ci faccia anche pensare, riflettere.

Ma sia chiaro, questa non è una prerogativa soltanto Sammarinese, almeno tutto il mondo occidentale è su questa linea. Ne abbiamo avuto una chiara dimostrazione, proprio in questi ultimi giorni da quanto è accaduto nel mondo della politica italiana. La composizione di un governo assoggettata alla finanza internazionale.

La politica dovrebbe essere il luogo delle decisioni ma, possiamo tranquillamente dire che ormai, purtroppo, non è più così. Oggi la politica guarda all’economia e le sue decisioni sono assolutamente condizionate da quanto accade nel mondo dell’economia stessa. Quindi accade che il luogo delle decisioni è, gioco forza, lo stesso dove si fa economia. In conclusione, la politica segue i dettami dell’economia.

Ora, non sto dicendo che questo sia sbagliato a priori, probabilmente, vista la contingenza, è inevitabile. Certamente, però, in questo modo (ma si tratta di un fenomeno generale) la politica segna la propria distanza da quelle che possono essere le vere esigenze della Cittadinanza. Esigenze spesso assai distanti dai dati macro economici.

Quindi? Come si può uscire da una simile impasse?

Secondo me c’è una strada che dovremmo iniziare a percorrere, magari, con una maggiore decisione di quanto non sia stato fatto fino ad oggi, è quella dell’ascolto. Imparare ad ascoltare, ascoltare con maggiore attenzione. E mi rivolgo a tutti in questa aula, maggioranza, opposizione e il Congresso di Stato stesso. Una maggiore predisposizione all’ascolto può essere l’atteggiamento giusto, intanto, per riaprire certi canali di dialogo che possono essere preziosi per l’azione del Governo stessa, e poi, per instaurare un maggior clima di collaborazione. Perché sappiamo bene che la situazione generale del Paese è tale che uscirne da soli è praticamente impossibile.

Iniziare a riconoscere l’esistenza di un problema equivale a iniziare a risolvere il problema stesso. Senza fare questo importante passo il problema rischia di rimanere irrisolto.

Importante passo, attenzione, che non può e non deve riguardare soltanto il mondo politico, ma al contempo deve essere compiuto da tutte le forze sociali. Associazioni datoriali, sindacati. Uno sforzo comune per il bene comune.

Credo che in questo Paese sia ancora troppo assente una adeguata dose di consapevolezza, su quella che è appunto la situazione generale del Paese stesso. E diffondere un messaggio adeguato al momento, non può essere esclusiva responsabilità della politica tutta, ma anche di tutte le parti sociali in campo.

Sebbene ci siano malumori sempre più diffusi, credo sia giusto che, ciascuno, nel proprio ambito di competenza, si impegni a diffondere un giusto messaggio nel Paese, che possa essere un buon viatico per il dialogo.