Al netto di tutte le considerazioni che si sono fatte in aula, spesso infarcite di inesattezze e distorsioni, occorre affrontare la questione con la migliore possibile imparzialità e obiettività che quest’aula richiede, perché non ci possono essere tifoserie o fazioni quando dobbiamo affrontare questi temi, e non possiamo esaminare solo una visione di parte, svolgendo altresì un’elaborazione funzionale e costruttiva.

Con una struttura divenuta palesemente obsoleta, la Casa di Riposo dell’ospedale di Cailungo non era più sufficientemente  adeguata ad ospitare gli anziani. Completamente disfunzionale, basti pensare alla dislocazione su più piani, con un solo ascensore riservato all’utenza, ma soprattutto con bagni non adeguati alle esigenze degli ospiti, pare evidente che era quantomeno necessario trovare una soluzione veloce per sopperire alle mancanze strutturali.

Credo che la dignità di un individuo sia da perseguire fino all’ultimo dei suoi giorni.  Avere un solo bagno per piano adeguato a far entrare e contenere un sollevatore per poter fare un igiene completa ad un anziano, o costringerlo a file fuori dall’ascensore, davanti alla mensa dell’ospedale per intenderci, non mi sembra che siano situazioni che vadano nella direzione di garantire tale dignità.

Di fronte ad evidenti problemi strutturali, si era di fronte ad un bivio. Riqualificare la struttura, magari sostituendo gli infissi, creando un ascensore ad hoc, predisponendo dei bagni a norma, ecc. Con la necessità di garantire una sistemazione provvisoria agli ospiti, mantenendo però inalterate numerose problematiche già esistenti.

L’alternativa era procedere all’acquisizione della struttura il Casale la Fiorina, struttura a norma, che al netto di alcune problematiche logistiche emerse, poteva garantire una sistemazione definitiva, dignitosa e funzionale.

Ma il problema Casale la Fiorina, era già il problema “Casale la Fiorina” ancora prima di questo trasferimento.

Ricordo le battaglie, poi vinte, per passare tutta la proprietà a gestione pubblica, con il beneplacito degli operatori, giustamente preoccupati per il contratto lavorativo, ma anche dei familiari, sicuramente più tutelati da un controllo diretto dello stato.

Io non ho dubbi che lo spostamento a Fiorina sia stata la soluzione più logica e più funzionale.

Ma quello che mi ha sempre colpito nei mesi in cui ho potuto lavorare nella vecchia casa di riposo, parlo di una sostituzione di 7 mesi tra il 2014 e il 2015, era la forte contrarietà degli ospiti allo spostamento.

In sostanza si preferiva rimanere in una struttura sicuramente obsoleta e disfunzionale piuttosto che andare in una struttura moderna, sviluppata tutta sullo stesso piano e sicuramente più dignitosa.

Ma cos’era che preoccupava e, in alcune circostanze, terrorizzava? Era la paura di rimanere isolati. Ed è qui che la politica deve intervenire.

Non spetta a quest’aula dibattere se ci vorrebbe un operatore, due, tre, quattro in più, perché è compito di un comitato esecutivo, di un authority, e sicuramente in concertazione con i sindacati, stabilire l’equilibrio perfetto tra operatori ed utenti.

Come ex operatore di quella struttura mi sono fatto sicuramente delle idee sulla gestione del personale, e devo dire che spesso è stato grazie a quegli operatori che lavorano in quella struttura da una vita che si è potuto garantire una qualità elevata di assistenza, spesso nella gestione quotidiana di continue difficoltà ed emergenze.

Quello che possiamo fare in questa aula è chiederci perché un anziano ha paura di rimanere isolato o di venire ghettizzato, quello che possiamo fare è stimolare quelle politiche che possano creare un’implementazione della rete sociale. Questo sarà sicuramente uno stimolo a migliorarci come sistema paese, trovando risposte celeri, che non permettano di lasciare indietro nessuno, soprattutto le fasce più deboli,

Ma anche per far sì che una casa di riposo possa essere considerata una fonte di ricchezza e di opportunità, per gli ospiti che vi soggiornano ma anche per la cittadinanza che può godere della vicinanza all’anziano.

Quello che possiamo fare è inserire il Casale la Fiorina in quel contesto di politiche sociali che vogliono garantire all’anziano dignità e non isolamento. Ragioniamo tutti insieme e non in maniera strumentale, perché su un tema come questo occorre dialogo e non levate di scudi, che inaspriscono il dibattito e portano allo scontro, perché poi quelli che ci rimettono, sono anche quelli che vogliamo maggiormente tutelare, ovvero gli anziani.

In questo trasferimento ci sono state delle difficoltà, lo affermano familiari, ospiti, operatori e non lo nego certamente io.

Sicuramente ci saranno stati degli errori, delle incomprensioni, dei problemi a livello logistico. Anche se il trasferimento era stato progettato e organizzato nei minimi particolari, trasferire un’intera struttura comporta sicuramente molte problematiche.

Tutto certamente è migliorabile, ma quello che non si può accettare è la strumentalizzazione che si è creata attorno al Casale la Fiorina.

Al di là delle naturali difficoltà nell’amalgama tra gli operatori che già lavoravano in struttura e quelli provenienti da Cailungo, al di là delle iniziali difficoltà nella refezione, quello che può fare quest’aula è impostare una nuova politica sull’anziano.

Il Casale la Fiorina è una risposta, sicuramente non l’unica, perché il messaggio che deve uscire da quest’aula è che l’anziano non è solo, ma che è parte fondante di questa società e come tale meritevole di attenzione e aiuto.

Ringrazio tutti quelli che in maniera non strumentale hanno voluto contribuire in maniera fattiva a migliorare la situazione, criticando costruttivamente la situazione, dandoci preziosi spunti di riflessione attraverso i quali poter intervenire e migliorarci.