Sebbene osteggiata, sebbene abbia generato tante divisioni e polemiche, la necessità dell’intervento sul sistema bancario e finanziario è ora nota a tutti i cittadini.

Il Segretario alle Finanze, riferendo circa gli elementi critici di sistema, ma anche circa il progetto di rilancio, ha chiarito fino in fondo quale sia la situazione e quali sono i provvedimenti relativi utili alla necessaria trasformazione.

Ora tutto il Paese ha capito o per lo meno ha gli elementi per capire che le regole minime di un sistema finanziario affidabile richiedono prassi del tutto diverse da quelle messe in pratica da alcuni istituti su cui la vigilanza è intervenuta.

Fino a ieri era necessaria una dose di fiducia verso l’opera messa in campo dalla maggioranza in appoggio all’azione tecnica di Banca Centrale ed è forse spiegabile, anche se non giustificabile, l’atteggiamento delle forze politiche di opposizione che acriticamente hanno cercato di bloccare l’azione del governo. Inspiegabile è invece la posizione delle forze sociali che hanno assunto posizioni preconcette senza avere l’esatta cognizione dello stato delle cose e facendosi portavoce di interessi di parte contrastanti con il bene generale del Paese.

Ciò che auspico è che alla luce delle informazioni e dei progetti esposti, atteggiamenti acritici che hanno tifato animatamente per la loro squadra contro gli arbitri di Banca Centrale, possano essere riesaminati e valutati nella dimensione della responsabilità e della preoccupazione, ma di certo utile ed essenziale, per generare quel quadro di concordia generale che è assolutamente necessario per uscire dalla grave crisi in cui versa il sistema.

Devo riconoscere che alcuni interventi della minoranza sono andati in questa direzione denotando un senso della responsabilità che fa onore a chi è in grado, nonostante la posizione politica, di mettersi al servizio dell’interesse generale del Paese.

Di fronte al cambiamento è forse comprensibile un atteggiamento di resistenza, anche se questo non è naturale in coloro che invece dicono di volerlo il cambiamento. Le forze conservatrici non possono che essere caute, del resto l’azione intrapresa da Banca Centrale, nel solco delle migliori pratiche internazionali relative alle situazioni di crisi, genera resistenze sia nei poteri che si sentono messi in discussione, sia in quelli che, cambiando lo scenario di riferimento, devono ricalibrare la loro posizione con notevole sforzo ideale e organizzativo.

Il Segretario Celli ha detto che siamo di fronte a un forte cambiamento che si avvicina ad una rivoluzione del sistema bancario.

Ha ragione, è proprio necessaria una rivoluzione del sistema che avendo le proprie radici ancorate alle pessime pratiche del segreto bancario, era abituato a generare rendite di posizione dovute ai differenziali generati nei confronti degli altri Paesi. Ma il Mondo è cambiato, già nel 2001 il nostro Paese è stato posto sotto stretta sorveglianza perché la politica del tempo sviava ogni ragionamento sulla trasparenza e la cooperazione fiscale internazionale. A causa di quelle mancate decisioni, di quella incoerenza fra il dire e il fare, al Paese sono stati dati ancora alcuni anni di vita facile, ma altrettanto evidente era che ci si stava a poco a poco infilando in un baratro senza ritorno. Nessun senso della prospettiva, nessuna autocritica fino al micidiale rifiuto del 2006 quando impedendo la firma dell’accordo contro le doppie imposizioni con la vicina Italia, il Paese ha infilato la testa sotto la ghigliottina.

Parlare di trasparenza, di Europa, di cooperazione internazionale, di adeguamento agli standard appariva un reato, quasi un tradimento nei confronti di un sistema che sembrava non porre limiti allo sviluppo e nel frattempo non solo venivamo messi sempre più sotto osservazione, ma le nostre imprese, i nostri giovani la nostra pubblica amministrazione subiva una dequalificazione generalizzata poiché primeggiava nella società e veniva premiata dall’economia, la spregiudicatezza piuttosto che la professionalità.

Ebbene da alcuni anni il Paese ha reagito avviando il processo di adeguamento agli standard e distinguendosi fra i Paesi più virtuosi soprattutto nel campo della collaborazione fiscale e dello scambio di informazioni.

Nonostante San Marino sia entrata nelle white list l’economia non è però ripartita. Perché?

Perché la nostra Repubblica non è ritornata ad essere luogo in cui gli investitori possono esercitare il proprio ruolo attivo nei confronti di un’economia accogliente e efficiente, perché i sammarinesi hanno rinunciato a credere ed investire nel proprio Paese?

Ebbene il problema è stato messo in evidenza con chiarezza dagli organi internazionali da alcuni anni segnalando come l’affidabilità del sistema finanziario rappresenti un grave punto di debolezza. Non si tratta solo della denuncia sugli Npl ripresa a gran voce nell’estate scorsa, che rappresenta ovviamente un problema serio per la Repubblica generato in parte dalla crisi ma in massima parte da gestioni tecniche e amministrative non adeguate, quando non proprio da precise volontà di distrazione dei fondi.

Non si tratta solo delle condizioni improvvise di chiusura di un mercato che hanno determinato il fallimento di una realtà come Delta con i suoi mille posti di lavoro e un’attività in continua crescita. Non si tratta solo di scarsa patrimonializzazione di istituti bancari che potevano, nei momenti di migliore prosperità, essere patrimonializzati, si tratta, anzi si trattava invece della mancata volontà di affrontare la realtà, ancora una volta, di rifiutare di credere all’analisi, di mettersi a lavorare per cambiare, per effettuare quel cambiamento necessario capace di mettere il sistema a camminare sulle proprie gambe e per il bene comune.

Il cambiamento in campo finanziario è iniziato con la nomina della nuova governance di Banca Centrale effettuata sulla base di un bando internazionale a cui hanno partecipato profili di altissimo livello. La scelta è ricaduta su un grande esperto di ristrutturazione di sistemi in crisi, fortemente accreditato a livello internazionale. Dopo un periodo di grandi e gravi incertezze determinate anche da una prolungata assenza dei vertici nell’istituto garante della stabilità di sistema, la nomina è stata letta come il necessario cambio di passo, tanto che immediatamente le autorità internazionali hanno accreditato il nuovo vertice con incontri ad altissimo livello e dichiarazioni di disponibilità nel sostenere il difficile processo che avrebbe atteso il sistema bancario sammarinese.

Già nell’ottobre 2016, dopo una serie di incontri-scontro, inevitabili secondo l’opinione del Presidente Grais già pratico delle medesime reazioni avvenute negli altri Paesi in cui era intervenuto come esperto della Banca Mondiale, BCSM ha presentato il progetto di risanamento del sistema basato su quattro punti:

  • Audit interno a BCSM per valutare lo stato delle finanze, la sua operativa e i processi;

  • Avvio dell’AQR per una visione chiara e affidabile della qualità degli attivi e la loro capacità di gestire il rischio;

  • Sviluppo delle relazioni internazionali per facilitare l’adattamento del sistema alle migliori pratiche;

  • Gestione della transizione interna a partire dalle modifiche dei processi in Banca Centrale e delle governance degli istituti vigilati.

Il piano sottoposto al governo era piuttosto diretto perché interveniva sia sulle sostituzioni che stavano avvenendo o erano richieste nel personale, scatenando reazioni anche di natura sindacale accentuate. Ma anche perché indicava come le ricapitalizzazioni avvenute in Cassa di Risparmio con forte esborso di capitali da parte dello Stato non erano andate a buon fine a causa della mancanza di un preciso piano industriale per il rilancio dell’istituto.

Tutti eravamo e siamo perfettamente a conoscenza del progetto, mentre Banca Centrale rinviava ad un tempo successivo le decisioni relative alle necessità di ricapitalizzazione dell’intero sistema o alle modifiche strutturali che si sarebbero dovute apportare, affermando che quelle relative alle ricapitalizzazioni, alle riforme tese a migliorare le performance del bilancio dello Stato, sono e restano di esclusiva pertinenza della politica.

Alla luce del progetto le reazioni già forti divennero ancora più forti tanto da creare vere e proprie crisi interne alla maggioranza che si stava comunque avviando alle elezioni del dicembre 2016. La netta separazione di vedute si manifestò proprio nella fase costituente delle nuove coalizioni, una nata sulla base della difesa dello status quo e l’altra convinta che il processo di cambiamento dovesse procedere con determinazione, separazione che causò anche la divisione del Psd e la nascita di SSD.

Il tema è semplice: nonostante il manifestarsi delle ragioni della crisi strutturale dell’economia del Paese, i vecchi gestori politici e amministrativi si rifiutavano di essere sottoposti a giudizio critico e, nel caso di comprovata inidoneità, essere rimossi.

Emblematiche a tal proposito sono le riunioni congiunte, avvenute nella seconda parte del 2016, fra i membri del precedente governo con i vertici di Banca Centrale, i responsabili di Abs e i vertici di tutte le banche sammarinesi. Riunioni difficili, dove le stesse accuse che oggi ascoltiamo in quest’aula contro il progetto di trasformazione del sistema, tenevano banco credendo, al tempo, che ben presto le idee nuove che venivano espresse sarebbero state ben presto abbandonate per tornare alla ragionevolezza del vecchio metodo.

Non era abituata San Marino a fare i conti con un’autorità indipendente in campo economico, non era pronta né la classe politica né quella imprenditoriale nonostante l’Europa sia piena di esempi di azioni determinate, indipendenti e, per chi le conosce, molto coerenti con uno schema di intervento ormai collaudato teso a ridare credito ai sistemi.

Ciò che sarebbe accaduto se i cittadini non avessero appoggiato Adesso.sm sarebbe sicuramente stata la restaurazione dei vecchi poteri, così come è accaduto nel 2006, quando furono proprio i poteri espressi dalle banche a impedire la firma con l’Italia. Ricordo che quel rifiuto è costato 10 anni di dura recessione per San Marino costati il 30% del Prodotto Interno Lordo che valgono circa 500 milioni di euro che diviso per ogni sammarinese, rappresentano circa 16mila euro all’anno.

In questo caso in cui ci viene richiesto di adeguare il nostro sistema finanziario alle regole internazionali, il ritorno indietro avrebbe impedito l’esame della situazione degli attivi e delle procedure (Aqr), non ci sarebbero state quindi proposte di ricapitalizzazione che tanto spaventano il mondo bancario, non ci sarebbe stata alcuna assistenza internazionale, la crisi avrebbe continuato a corrodere le fondamenta del sistema fino allo schianto e probabilmente un’altra parte importante del reddito dei sammarinesi se ne sarebbe andata in fumo.

I cittadini scegliendo con il voto la politica del cambiamento hanno scongiurato questo pericolo, ben sapendo che la cura che doveva essere messa in campo non sarebbe stata facile. Il dolore fa parte della cura, ho avuto già modo di dire nei giorni scorsi. Ma tutto il personale medico deve poter agire per essere rapido, efficace, professionale e soprattutto generare la guarigione.

Il cambiamento deve continuare con determinazione e competenza, affinché il sistema possa presto guarire e tornare ad essere uno dei motori dello sviluppo.

Per questo rappresenta un’esigenza reale conoscere i motivi sostanziali che hanno determinato le scelte dell’autorità di vigilanza bancaria in questi giorni.

Se ciò non fosse stato fatto dal Segretario Celli, i cittadini avrebbero continuato a pensare che il silenzio intendeva coprire la mancanza delle motivazioni. Si è infatti generata nel Paese l’opinione che non esistano motivazioni oggettive alla perentoria decisione di bloccare l’attività di un soggetto vigilato. Noi non dobbiamo entrare nel merito di queste decisioni ma la relazione del commissario letta in Consiglio non lascia dubbi sulla liceità del provvedimento di Lca. Sarà comunque il Tribunale a decidere nel merito e noi saremo tutti tenuti a rispettarne il giudizio. Ovviamente se le parti che si considerano lese intenderanno ricorrere in Tribunale e saranno i giuristi a confrontarsi sul tema, non spetta a noi.

La politica, la maggioranza ha solo ritenuto corretto aderire alla richiesta delle forze di opposizione di anticipare in Consiglio Grande e Generale la discussione sul comma previsto dall’ordine del giorno, affinché non solo i Consiglieri, ma l’intero Paese possa avere gli elementi per valutare i passi compiuti in questi giorni, si tratta infatti di decisioni tecniche espressamente definite dalla legge che devono essere obbligatoriamente intraprese quando un’attività bancaria si trova in condizioni tali da non poter garantire i propri clienti ed in particolare i risparmiatori sia sotto il profilo patrimoniale che delle problematiche nella gestione del credito.

Il Segretario di Stato alle Finanze, sollecitato dalle richieste provenienti da varie parti del mondo politico e sociale, in accordo con l’intero Ufficio di Presidenza, non solo ha dato conto ampiamente delle ragioni che hanno portato alla Liquidazione della Banca, ma ha anche spiegato perché il commissario, scelto fra i più capaci nel panorama professionale, non ha ritenuto di chiedere ai soci la ricapitalizzazione dell’istituto.

Le problematiche sono talmente preoccupanti da rendere impossibile ogni soluzione alternativa, se non quella di salvataggio delle posizioni dei risparmiatori attraverso l’incorporazione in un’altra banca.

Questa la soluzione prospettata da Banca Centrale che lo Stato sta ponderando attentamente anche alla luce dell’ordinanza emessa dal giudice amministrativo, affinché la tutela di coloro che hanno depositi presso Asset Banca, possa essere garantita presso Cassa di Risparmio, la banca destinata a diventare il punto di riferimento del sistema bancario sammarinese grazie alle ricapitalizzazioni che lo Stato è chiamato ad effettuare nei prossimi mesi. Ricapitalizzazioni indispensabili e inevitabili, che non potranno che essere effettuate dallo Stato, l’unico soggetto in grado di supportare gli investimenti richiesti attraverso l’emissione di debito, dato che uno dei punti di forza del nostro Paese è proprio quello di avere il debito pubblico più basso d’Europa, nonostante dipenda, come ci ha detto Banca Centrale, da ricapitalizzazioni del passato avvenute senza piano industriale e quindi rese del tutto inefficaci. Chi aderirà alla proposta di cedere credito allo Stato di San Marino lo sapremo fra breve e sicuramente nel momento in cui saranno definite le condizioni in cui le quote capitali e le quote interessi verranno rimborsate e quali garanzie lo Stato offrirà ai sottoscrittori. Se queste condizioni saranno in linea col mercato non mi scandalizzerei se a finanziare l’operazione saranno in parte i fondi pensione, in parte fondi internazionali, in parte singoli cittadini, in parte entità sovranazionali.

“In parte”, questo è il segreto affinché il rischio di qualsivoglia condizionamento da parte dei creditori venga distribuito e quindi ridotto. Sono queste ipotesi perché mai a nessuno è venuto in mente di costringere in modo coercitivo qualcuno a sottoscrivere obbligazioni pubbliche. Con questo percorso dovrebbero essere concordi soprattutto i gestori dei fondi pensione, che si trovano oggi nell’oggettiva impossibilità di disporre dei capitali depositati presso alcuni istituti di credito perché il loro prelievo genererebbe crisi di liquidità non sostenibili. Concluso questo percorso tutti i risparmiatori saranno più liberi di agire e di disporre dei propri depositi con immediatezza e secondo le regole della sana e corretta amministrazione.

Qui lo spunto per rispondere alle preoccupazioni dell’ex collega Teodoro Lonfernini, ma anche a un gran numero di Consiglieri di opposizione che hanno contestato l’idea che ci si possa rivolgere ai risparmiatori per finanziare la ricapitalizzazione del sistema. Non lo farò usando i toni polemici echeggiati nell’aula, conosco purtroppo da tempo questi metodi tesi a delegittimare una voce, un pensiero, un’idea, non solo la mia ovviamente. Un metodo che aborro perché nulla ha a che fare con la democrazia. Quando gli argomenti del confronto critico vengono meno si passa alle accuse più disparate. Quella del complotto però mi mancava.

Mi chiedo, Eccellenze e colleghi consiglieri, come avrei potuto organizzare un complotto quando avevo la maggioranza del Congresso di Stato contro, quando la possibilità di vincere le elezioni per le scelte che io e i ragazzi di Per avevamo fatto, erano ridotte al lumicino, quando le mie tesi sulla trasparenza del sistema che sostengo da sempre in quest’aula, sono sempre state aspramente contestate.

Eppure questa battaglia per rimettere in equilibrio le banche serve principalmente per ridare piena e totale libertà di decidere.

Da qui riparte la costruzione del nuovo sistema chiamato a confrontarsi con l’economia internazionale, forte degli stress test superati attraverso interventi di rafforzamento consistenti sia in termini patrimoniali che di gestione delle procedure, forte della riconoscibilità delle istituzioni finanziarie sovranazionali, forte delle capacità professionali dei manager e dei dipendenti chiamati a profondi ed efficaci percorsi di riqualificazione, forte dell’adesione alla convenzione monetaria europea e al rispetto dei suoi parametri, forte degli accordi bilaterali con le banche centrali di tanti Paesi che già sono disponibili a cooperare con la Repubblica di San Marino, forte delle procedure di valutazione del rischio e di una moderna centrale rischi, forte della credibilità conquistata sul campo.

L’articolo dell’editorialista del Corriere della Sera pubblicato ieri sulle prospettive del sistema bancario sammarinese rivela tutte queste grandi potenzialità del nostro sistema e Fubini, che è uno dei più importanti editorialisti economici d’Italia, questa volta non ci attacca ma indica come San Marino una prospettiva ce l’abbia e abbia intrapreso la strada per coglierla, mentre il suo Paese si trova a risolvere difficoltà di sistema e di prospettiva certamente più rilevanti.

La relazione Celli ci indica che già dalla prossima settimana Banca Centrale inizierà a discutere con i singoli istituti di credito i progetti della loro ristrutturazione, progetti che dovranno rispondere alle regole della nostra legislazione che consente di limitare l’intervento di ricapitalizzazione a cifre importanti ma alla nostra portata. E il Segretario alle Finanze sa perfettamente che questa indicazione mediana non solo è condivisa da Banca Centrale che, come hanno detto tanti consiglieri di opposizione, non sarà un potere dello Stato, ma che in base alla legge ha poteri assoluti di controllo e indirizzo sul sistema bancario (l’art 39 della lisf le da il potere di emanare provvedimenti con disposizioni vincolanti che, addirittura integrano la legge), ma il consenso rispetto a questo primo step del rafforzamento del sistema arriva dallo stesso Fondo Monetario e dalla Bce che condividono le modalità progressive senza che il sistema debba immediatamente rispondere a regole più stringenti e forse anche fuori dalla nostra portata.

E’ assolutamente chiaro che la struttura della finanza pubblica debba essere riformata affinché nella salvaguardia del nostro Stato Sociale e nel potenziamento delle competenze di una Amministrazione Pubblica liberata dal peso della burocrazia e responsabilizzata rispetto agli obiettivi di sistema, possa vivere col debito, così come fanno tutti gli altri Stati occidentali. Un obiettivo questo semplice a dirsi, complesso a farsi, ma proprio sull’intervento strutturale l’attuale maggioranza è impegnata agendo sulle leve dell’organizzazione del mondo del lavoro, su quelle della ristrutturazione della spesa pubblica e l’incentivazione delle entrate, sul rilancio dell’edilizia in termini di ristrutturazione dell’esistente che non solo produrrà opportunità per l’indotto, le piccole imprese, gli artigiani, ma ridando valore agli immobili garantirà anche i crediti delle banche riducendo drasticamente il livello dei Non performanti.

Questa seconda fase del progetto di risanamento del sistema vedrà quindi impegnate le banche nel definire progetti di rifinanziamento e piani industriali capaci di garantire i risparmiatori e l’intera economia. Sarà una sfida, un esame che genera qualche preoccupazione ma che metterà in evidenza i punti di debolezza, ma soprattutto quelli di forza dei nostri istituti bancari. E di punti di forza ce ne sono. Dalle capacità liquide, a quelle degli accantonamenti in molti casi perfettamente in linea con i parametri europei, a quelli patrimoniali in taluni casi, a quelli dell’adeguatezza delle procedure nell’erogazione del credito e nella compliance. Certo ci sono anche cose che mancano che non funzionano e proprio ieri i presidenti delle banche sammarinesi nel corso dell’assemblea di banca Centrale sono stati informati sull’avvio e sulle modalità dei percorsi che accompagneranno nella correzione degli errori. Un processo che porterà le nostre banche in pochi mesi, ora che la fase più complessa sta giungendo al termine, ad acquisire quel livello di affidabilità assolutamente necessario per confrontarsi col mercato internazionale, perché questo è l’obiettivo che si sta perseguendo sia con l’approvazione delle istituzioni sovranazionali, ma anche con i memorandum of understading che Banca Centrale sottoscriverà con numerosi Paesi non appena la situazione delle banche sarà sotto controllo e pienamente in grado di confrontarsi con l’esterno.

Per fare tutto questo c’è bisogno di Pace sociale, c’è bisogno di condivisione, c’è bisogno di onestà intellettuale, c’è bisogno del contributo di tutti quei cittadini che, capite le difficoltà del momento, hanno a cuore il bene comune e sono disposti a collaborare per affermarlo.

L’aggressività che in taluni interventi si è manifestata durante questo dibattito, denota che non tutta la classe politica è pronta ad assumersi questa responsabilità, ma negli interventi anche dell’opposizione si sono manifestate volontà che vanno assolutamente colte, I Consiglieri Gatti e Capicchioni in particolare, ma anche Pedini depurato da alcuni eccessi romantici, ed altri hanno espressamente dichiarato questa disponibilità, sta ora a tutti noi coglierla per gestire insieme questa difficilissima fase di trasformazione e dare a San Marino una nuova prospettiva di sviluppo.

Ce la possiamo fare.