Non volendo abusare del tempo a disposizione mi limiterò ad esprimere qualche breve considerazione in merito alla seconda lettura sul bilancio previsionale per l’anno 2019.

Devo ammettere che questo clima di lotta sociale, dove per lotta sociale non si intende più chiaramente la posizione marxista o weberiana, dove il conflitto era incentrato sui ceti della società in contrapposizione tra loro, bensì da un crescente clima di ostilità tra diverse categorie, sta iniziando a preoccupare e sta rischiando di sfociare in continue barricate a tutela del proprio status quo.

Categorie non più considerate come ceti, ma piuttosto come gruppi eterogenei in contrapposizione tra loro che intervengono non per salvaguardare la totalità degli interessi, piuttosto per arroccarsi dietro i propri.

Allora possiamo trovarci con i giovani contro i pensionati, dove i giovani rivendicano politiche atte allo sviluppo socio economico e occupazionale,  gli anziani con l’esigenza di salvaguardare i propri benefit.

Dipendenti del settore pubblico contro i commercianti e i liberi professionisti. Dove i primi rivendicano una evasione delle imposte cronica e sistematica a fronte di un contributo vissuto come una lesa maestà, mentre i secondi denunciano mancanze ed inefficienze nella macchina pubblica.

I consumatori contro i produttori.

Eccetera eccetera.

Senza dimenticare i dipendenti del settore privato, che in nome di un difficile rilancio economico hanno dovuto fare rinunce non scritte e nemmeno rumorose. Rinunce che li hanno visti perdere il loro posto di lavoro e dopo periodi difficili, ritrovarlo a condizioni azzerate e dovendo ripartire da capo.

Lo scontro – al fine di analizzare in maniera oggettiva un bilancio particolarmente tecnico e un po’ meno politico – deve giocoforza fermarsi per poter affrontare questa situazione nella maniera più funzionale possibile per le finanze del nostro paese.

Oggi ci apprestiamo ad affrontare questo bilancio alla vigilia di uno sciopero generale che merita il massimo rispetto e la massima considerazione della politica.

Tuttavia sciopero che poteva essere ampiamente evitato considerando che molte delle motivazioni, che hanno spinto i 2 sindacati ad indirlo, sono state in parte recepite e rimandate ad un tavolo di contrattazione, il quale darà risposte chiare e adeguate, ma che dovrà anche rispettare un principio di sostenibilità e solidarietà ovviamente.

Mi riferisco nello specifico a quello che maggiormente si contesta in questo bilancio, ovvero la riduzione degli stipendi pubblici che ribadisco è stata sospesa per favorire la contrattazione con le sigle sindacali.

Riduzione che in ogni caso non avrebbe intaccato gli stipendi più bassi dei 1500 euro lordi e che prevedeva, tanto per fare un esempio, una riduzione di una cinquantina di euro a chi ne percepisce più di 2000.

Questo sarà un bilancio previsionale che come ricorda il segretario Guidi non intaccherà in nessuna maniera sanità pubblica e istruzione, che sottolineiamo per l’ennesima volta non si intende nella maniera più assoluta rendere a pagamento e, nonostante le difficoltà finanziarie delle nostre casse, vogliamo garantirne la massima qualità dei servizi erogati.

Ma quello che più mi rammarica di questo clima è l’accrescere di un arroccamento sui propri diritti acquisiti in tempi diversi da quelli attuali, nonostante una evidente difficoltà nel reperimento delle risorse.

Perché di fronte ad un sacrosanto diritto acquisito di un sistema sanitario universalistico invidiato da mezza Europa, ed un sacrosanto diritto acquisito di un sistema scolastico di eccellenza, non condivido una posizione sindacale che perpetra una contrapposizione sistemica a discapito di una concertazione con la parte politica per trovare in maniera corale una soluzione equa ed equilibrata.

Come non condivido l’irresponsabilità di alcune di quelle categorie sociali che privilegiano i conflitti sociali di cui parlavo precedentemente anziché addurre proposte funzionali alle risoluzioni dei problemi.

Ribadisco nuovamente che questo clima di tutti contro tutti, dove l’ostinata preservazione del proprio orticello a discapito degli interessi della comunità, sta rischiando di accrescere un malcontento generale, dove non ne può uscire alcun tipo di vincitore.

Perché ogni categoria è parte della società, e tutte sono concatenate tra loro, avendo bisogno l’una dell’altra.

È un po’ come la storia dei quattro capponi di Renzo ne i Promessi Sposi. Dove Manzoni descrive Renzo che va dall’Azzeccagarbugli portandogli in dono i volatili stringendoli per le zampe legate insieme a testa in giù, con le povere bestie “le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura”. Questo allude chiaramente all’incapacità di far causa comune per affrontare un futuro complesso e impegnativo. Difatti, di fronte ad una situazione quanto mai complicata piuttosto che un fronte comune per fronteggiare una crisi che sta perdurando tra troppo tempo, rinunciando a una piccola fetta di status quo acquisito, si preferisce accrescere questo clima deleterio. Ma questo può valere non solo per le categorie economiche ma si può ampliare il discorso a tutta la classe politica che non è capace di affrontare in maniera acritica e asettica la situazione. E allora Cassa di Risparmio, giustizia, sanità, istruzione, territorio, turismo, sono i nuovi pretesti per contrapporsi l’un l’altro col solo scopo di affossare un avversario politico, che si vuole far passare da nemico della patria.

Le soluzioni proposte dal governo e dalla maggioranza hanno lo scopo di mettere al sicuro le casse dello Stato attraverso:

  • una riduzione della spesa pubblica che tocca chi ancora (fortunatamente) non è stato colpito dalla crisi, e che fondamentalmente ha tutele maggiori di chi lavora nel settore privato

  • una lotta all’evasione fiscale che va a colpire quei furbetti che in modo o nell’altro non ritengono di dover dare il loro contributo allo Stato tramite lo strumento del registro dell’anagrafe tributaria.

  • una revisione della spesa pubblica per ridistribuire gli investimenti in maniera più equa.

L’introduzione del decreto sull’ICEE è già di per sé una prima doverosa risposta per agevolare quella giustizia sociale troppo spesso bistrattata, come considero estremamente positiva la volontà di introdurre l’IVA nel nostro paese per promuovere nuove politiche di sviluppo. Anche perchè nuove imprese che intendono investire sul territorio, significa meno disoccupazione, migliori servizi erogati, più crescita economica e sociale della Repubblica di San Marino.

Come spesso accade in questi casi, non esistono delle ricette perfette per risolvere la crisi né esistono ricette che possono essere meno dolorose, perché nel paese del bengodi non ci viviamo più da molto tempo, e forse ancora non ce ne siamo resi conto. Quindi, prima che sia troppo tardi ritroviamo quel dialogo di cui tutto il paese ha bisogno.

 

Michele Muratori