“La chimica rappresenta la differenza tra povertà e fame e una vita piena di abbondanza.” Così scriveva Robert Brend negli anni sessanta in “I segreti della chimica”. Non mancava molto all’inizio di quella che, qualche tempo dopo, sarà battezzata: Rivoluzione Verde! Una rivoluzione che di verde, in verità, ebbe ben poco, ma che nel bene o nel male rappresentò un passo cruciale per tutta l’umanità.

Fermiamo un attimo l’attenzione su ciò che avvenne, e che ebbe di miracoloso, negli anni 70 e così potremo capire perché la chimica rappresentò lo spartiacque tra la fame e l’abbondanza. Avvenne che i laboratori riuscirono a trovare, in una escalation di conquiste rapida e frenetica: fertilizzanti, pesticidi e diserbanti selettivi; che riuscirono a parificare ed appianare tutte le differenze micro-territoriali e micro-climatiche.

Prima della rivoluzione verde esistevano terreni particolarmente fertili, piante più o meno resistenti agli insetti, alle muffe alle specie invasive, da una parte, mentre dall’altra c’erano terreni difficili, piante delicate o estremamente adattate al proprio habitat tanto da non poter prosperare in altre zone.

Prima della rivoluzione verde si cercava di piantare la specie migliore per un dato terreno e si ruotavano i raccolti per non impoverirlo troppo.

Dopo.

Dopo l’avvento della chimica, tutti i terreni diventarono fertili allo stesso modo, l’unica differenza tra un terreno povero ed uno fertile era quella di tarare il giusto quantitativo di fertilizzante.

Dopo l’avvento della chimica, tutte le specie diventarono equi resistenti agli insetti dannosi, l’unica differenza era rappresentata dal tipo di pesticida da usare per poter uccidere quello specifico insetto, piuttosto che l’altro.

Dopo l’avvento della chimica, tutte le specie diventarono adatte a tutte le zone del mondo, non tanto perché si fu in grado di farle adattare, ma perché si modificò in modo artificioso le caratteristiche di tutto ciò che le circondava.

E mentre le messi e i super mercati si riempivano di una sovra-abbondanza innaturale di prodotti, la chimica lebbra distruggeva la fauna ittica e inquinava le falde. L’euforia si trasformò ben presto in indignazione per quelle schiume che ricoprivano le acque, in repulsione per la mucillagine ed in lotta per una maggiore attenzione per l’ambiente e per avere prodotti più sani sulle tavole.

Ma questo brevissimo resoconto riassume solo la prima parte della rivoluzione verde. Infatti, recentemente, una nuova scienza si è affiancata alla chimica per “migliorare” la produzione ed aumentare i profitti… la biologia genetica.

Così come i chimici, i genetisti intrapresero il loro percorso con le migliori intenzioni. Quelle di migliorare il lavoro degli agricoltori e di aumentare la resa dei raccolti.

Se intervistato sul suo lavoro un genetista vi spiegherebbe che lui non fa altro che accelerare un lungo processo naturale atto al miglioramento delle specie, per renderle più resistenti e produttive. Addentrandosi un rapido esempio vi spigherebbe che gli agricoltori di pomodori hanno per anni incrociato le piante delle varie specie fino ad ottenere pomodori più grandi, resistenti, succosi e con un maggior numero di infiorescenze (e quindi più fruttiferi).

Del resto, anche se non proprio con sicurezza aritmetica, se prendiamo una specie di pomodoro molto resistente ai parassiti ma poco fruttifero e la si incrocia con uno poco resistente ma molto fruttifero, c’è una probabilità di ottenere un super pomodoro. Quindi a suon di tentativi e di passar di stagioni si è arrivati ad avere i pomodori che conosciamo oggi.

Ecco! Un genetista vi direbbe che lui fa proprio questo ma invece di incrociare per anni piante diverse di pomodori ne modifica la struttura genetica quasi istantaneamente per ottenere il medesimo risultato senza l’increscioso dispendio di tempo. Sfortunatamente le migliori intenzioni dei genetisti vennero sopite ben presto dalle logiche di mercato e di profitto ed un eccesso di zelo portò a focalizzare l’attenzione sul gene capace di replicare la vita. Così si scoprì che è possibile produrre semi che danno vita a piante sterili! Piante che: nascono, crescono e danno frutti che però non possono generare nuova vita. Obbligando così coltivatori a doversi rivolgere, al momento della semina, alle ditte fornitrici di sementi brevettate, che tra l’altro necessitano di un particolare tipo di erbicida..il glifosato, scientificamente dimostrato essere cancerogeno.

Se ci si pensa, dietro a questa pratica, si nasconde tutto il controsenso di una scienza che avrebbe dovuto migliorare la natura ma che è arrivata a fare in modo che la cosa più naturale del mondo ovvero la procreazione, la capacità di replicarsi e di tramandare il proprio bagaglio genetico venisse inibita. Ma questo non è l’unico effetto aberrante derivato dalle logiche del profitto, infatti, si può osservare come Vi sia stato un impoverimento della varietà delle specie da quando i genetisti sono riusciti ad aumentare il numero delle infiorescenze. Questo perché le sementi OGM riescono a garantire una resa più alta per ettaro coltivato e va da se che gli agricoltori cerchino di massimizzare la produzione su i loro appezzamenti.

Questo circolo vizioso sta portando a prediligere la varietà ottimizzata dai genetisti a scapito delle varietà autoctone e della biodiversità, esponendo la natura al rischio di non essere capace di adattarsi alle mutare condizioni climatiche o alle imprevedibili epidemie capaci di attaccare le piante. La biodiversità genetica è fondamentale proprio a tal riguardo. La vita ha saputo adattarsi mutando il proprio patrimonio genetico grazie al cross-over tra varietà della medesima specie ma con corredi genetici differenti.

Vorrei sottolineare questo concetto portando ad esempio il vino. Risulta immediatamente chiaro come le tante varietà di uve producano vini differenti e come sia apprezzabile ed apprezzata da tutti una tale abbondanza di varietà sulle nostre tavole. Una tale varietà esiste in natura non solo per le viti, ma anche per il grano, il riso, ecc. tuttavia le logiche di mercato stanno portando la produzione mondiale a concentrare tutte le energie su un’unica tipologia di produzione…un po’ come se qualcuno avesse deciso che si debba bere solo Lambrusco. Per di più forse non tutti sanno che all’inizio del XVI secolo una epidemia di peronospora, un fungo capace di aggredire le viti e portare alla morte, aggredì tutte le viti del continente europeo. In quel periodo si risciò di perdere tutte le varietà di uve endemiche e la catastrofe venne evitata innestando sulle nostre viti, la vite americana. La vite americana era, infatti,  immune a quel ceppo di peronospora e capace di immunizzare anche le viti europee. Questo per far capire che se le logiche di mercato avessero portato all’estinzione della vite americana ora sarebbero estinte anche tutte le viti europee, e come sia importate ed utile la biodiversità!

Tutto ciò per dire che la chimica e la genetica posso davvero rappresentare la differenza tra fra la fame e l’abbondanza ma che le logiche di profitto le stanno piegando a pratiche dannose a tutti i consumatori, al nostro pianeta e alla biodiversità.

Concludo dicendo che questa legge rappresenta un gesto di felice lungimiranza capace di evitare l’impoverimento dei corredi genetici delle specie. In quanto introduce l’obbligo per le istituzioni pubbliche di tutelare la conservazione delle risorse fitogenetiche, fa sì che queste ultime siano liberamente a disposizione di tutti e che ogni azienda agricola non solo possa occuparsi della loro conservazione secondo metodi agro-ecologici, ma addirittura questo venga incoraggiato attraverso appositi finanziamenti. Una legge che è stata capace di fare tesoro degli errori del passato e che quindi è in grado di prevenire tutti quegli effetti nefasti e spesso irreversibili! Vorrei ringraziare i concittadini che hanno portato all’attenzione dell’aula questa tematica e che hanno dimostrato tanta attenzione all’ambiente in cui viviamo.

Grazie.