In una grande azienda ci sono due modalità per la selezione del personale. La prima modalità, prevede la selezione partendo dalla ricerca di un profilo di ruolo che fa al caso suo. Curriculum alla mano, si seleziona la persona giusta, confrontando le qualità richieste con quelle del candidato. Si scremano quelli che non sono adatti al ruolo, si crea una rosa di nomi, si convocano gli interessati per capire i reali interessi e la volontà a mettersi in gioco. Si sceglie il candidato migliore, e si procede con l’assunzione. La seconda modalità, è individuare dei candidati possibili, valutare quello che sono in grado di fare, procedendo non in base ad un profilo di ruolo perfetto alla situazione, ma partendo dalla persona, che in qualche modo si vuole avere come collaboratore. Lo si adatta ad un ruolo che l’azienda valuterà, sperando che le competenze le possa acquisire nel tempo, perdendo spesso tempo prezioso.

Come si evince da queste due modalità, le differenze sono sostanziali, nella forma e nella sostanza. La prima è sicuramente quello che fa un’azienda seria. Assume solo chi gli serve. La seconda è quello che fa chi ha avuto un’imbeccata da qualcuno. Non fa il bene dell’azienda, ma fa solo il bene di chi ha voluto sistemare quella persona.

Mi piace pensare che la cosa pubblica, quindi appartenente a tutti e non solo a qualcuno, debba funzionare come un azienda seria. Si produce, si entra sul mercato, si guardano i ricavi e le eventuali perdite e si tirano le somme.

Per essere competitivi, si ha la necessità di avere dei profili giusti, ma la differenza sostanziale con il passato, o se vogliamo, con il recente passato è lampante. Non più persone che devono essere sistemate per tutelare gli interessi di qualcuno. Ma persone che rientrano ad un profilo di ruolo che la politica, la buona politica, seleziona, valuta, sceglie.

I requisiti individuati in questa difficile fase dovevano prevedere un inquadramento di carattere istituzionale, un’esperienza nella gestione di strutture similari alla nostra, la garanzia di una relazione positiva con le autorità politiche e ministeriali della vicina Italia, ma soprattutto la non contaminazione da evidenti e persistenti rapporti con il mondo bancario e finanziario italiano.

In quest’ottica la scelta del dott. Raffaele Capuano va nella direzione che la politica, e il governo in particolare ha voluto adottare. Valutazione della mission, individuazione del profilo di ruolo che fa al caso nostro, scelta del candidato. Questo è quello che fa un’azienda seria. Questo è quello che fa chi vuole veramente il bene per il nostro paese.

Il compito del nuovo direttore, e di tutto il nuovo consiglio direttivo non sarà semplice, considerando che l’obiettivo primario  sarà il tempestivo superamento dell’attuale fase di stallo e incertezza del settore bancario. Ripristinare il giusto livello di fiducia tra i risparmiatori e gli investitori sarà un compito difficile, ma sicuramente all’altezza di chi valuta come essenziale l’istituzione della centrale rischi.

Banca Centrale necessita di una complessiva riorganizzazione, intervenendo sugli aspetti deficitari della struttura, attivando sicuramente un confronto che coinvolga tutte le parti politiche e sociali, per garantire in tempi celeri una crescita in termini qualitativi e quantitativi  dei servizi erogati.

Risollevare banca centrale, vuol dire risollevare tutto il comparto bancario e finanziario, che vuol dire risollevare tutto il paese. se imparassimo a lavorare tutti insieme, senza posizione di barricata, mettendo a disposizione tutte le qualità che ci sono in quest’aula e nel paese, ma soprattutto senza interessi di sorta, riusciremmo ad uscire dal pantano in tempi sicuramente più rapidi.

Confucio centinaia di anni avanti Cristo scrisse: esistono tre modi per imparare la saggezza: primo, con la riflessione, che è il metodo più nobile; secondo, con l’imitazione, che è il metodo più facile; terzo con l’esperienza, che è il metodo più amaro. Se è vero che imitare quello è stato fatto fino adesso non è sicuramente sano, considerati gli errori commessi nelle vecchie gestioni. Se è vero che l’esperienza, un’amara esperienza, ci ha sicuramente lasciato dei segni tangibili. Impariamo la saggezza, di chi vuole portare il paese avanti, riflettendo. E agiamo come un’azienda seria. Selezione, valutazione, scelta. E che sia una giusta scelta.