Questa imposta patrimoniale arriva in un momento particolarmente complesso per la vita del Paese e per l’equilibrio delle sue finanze. Tutti avremmo voluto evitarla o, caso mai, avremmo voluto che le rendite catastali venissero aggiornate ai valori reali seguendo la normativa in vigore, ma che purtroppo gli uffici pubblici non mettono in atto.

E questo è un problema di non poco conto, che mette in luce inefficienze che gravano sull’equità con cui un Paese può e deve chiedere ai cittadini di contribuire alla vita pubblica.

La patrimoniale straordinaria è diventata necessaria nel momento in cui il rapporto fra entrate e uscite è sceso drasticamente sotto i livelli di guardia. San Marino non può permettersi un deficit strutturale, soprattutto in questo momento, che aumenterebbe il debito e rischierebbe di esporci al giudizio negativo degli organismi internazionali, quale il fondo monetario, e delle agenzie di rating. E questa valutazione non è affatto secondaria né la solita trincea della maggioranza dove nascondere la testa. E’ un dato di fatto! La nostra Repubblica si ritrova a gestire per la prima volta, una fase caratterizzata dal debito pubblico, che mai abbiamo dovuto affrontare, che non ha procurato questo esecutivo, ma le scelte scriteriate del passato e che non puo’ vederci arrivare nel momento del bisogno con i conti in disordine davanti agli osservatori degli organismi di cui sopra.

La patrimoniale è, e dovrebbe essere vista, come un contributo che noi cittadini diamo al nostro Stato per superare una fase di crisi e lo facciamo perché abbiamo senso comune, senso dello Stato, e sappiamo che l’obiettivo pubblico è più importante del interesse privato. Questo è chiaro anche alle Confederazioni sindacali, le quali non negano la necessità di una patrimoniale, ma dicono che l’impostazione proposta non sia equa e non colpisca i grandi patrimoni.

Essere d’accordo sullo strumento rappresenta, di per sé, una possibilità di dialogo, e quando la CSU ha fatto pubblicamente le sue proposte, ci siamo interrogati sulla possibilità di accoglierle. Per questo siamo intervenuti per tutelare la prima casa, patrimonio numero uno di ogni famiglia che ha la possibilità di possederne una,

dimezzando l’aliquota,

aumentando la quota esente,

rendendo, in questo modo, del tutto inesistente ogni balzello.

Certo chi ha case o ville che superano i 200 metri quadrati e non ci vive con famiglie numerose, (perché anche il carico familiare – come è giusto – rappresenta una attenuazione nel pagamento dell’imposta), allora dovrà pagare qualcosa! Ma chi può permettersi di vivere in villa è giusto che contribuisca all’equilibrio dei conti pubblici. Ecco, allora, la proporzionalità richiesta dal sindacato che si esplica con il possesso della seconda casa – che non avrà detrazioni – e sulla quale si pagherà un’aliquota crescente. Ma queste proposte non hanno, purtroppo, soddisfatto le richieste della CSU, che avrebbe voluto unire ai patrimoni immobiliari, nell’imposta crescente, anche i patrimoni finanziari, favorendo così il rischio – a mio modesto avviso – di una fuga di liquidità.

Un’altra proposta adottata è stata quella di esentare completamente i piccoli risparmiatori che abbiano investimenti fino a 10 mila euro dentro o fuori territorio, oppure polizze assicurative fino a 20 mila euro.

Sarebbe molto interessante se gli organismi intermedi e le forze di opposizione facessero proposte che possano mettere al sicuro il bilancio dello Stato. A noi non solo non piace, ma non ci divertiamo davvero a proporre provvedimenti che chiedono sacrifici.

Tuttavia abbiamo deciso in coscienza di non perseguire le logiche, troppe volte adottate nel passato, della ricerca del consenso a spese della collettività e del suo benessere, e riversando sui figli dei nostri figli il debito, ma quelle di affrontare i problemi con responsabilità e senso dello Stato. Eppure siamo di nuovo difronte ad una selva di critiche e pochissime proposte, proposte che spariscono nottetempo dai programmi elettorali delle forze politiche.

La sinistra in particolare, ha un peccato originale, ovvero quello di essere condannata a risolvere i problemi creati da altri. La tenuta del bilancio dipende dalla incapacità di intervenire sulla spesa corrente, la quale significa soprattutto stipendi, che ovviamente chi vive di consenso clientelare non ha mai inteso limitare.

Accettiamo di fare la patrimoniale per senso civico, non siamo assolutamente contenti di farla, ma la riteniamo una cosa indispensabile per ridare un futuro alla nostra Repubblica e siamo convinti che chi ha a cuore il Paese sia consapevole, quanto noi, di questa necessità.

 

 

Alessandro Izzo