Eccellenze, colleghi Consiglieri,

parto nel mio intervento da una parola di lingua inglese, più volte richiamata nella Relazione del Fondo, che non trova una definizione esatta nella nostra lingua. La parola è ACCOUNTABILITY ed esprime un concetto inclusivo di più significati, il più vicino dei quali è, come riporta la Relazione, responsabilità per il proprio operato, ma è un suo significato anche quello di dare conto del proprio operato, con trasparenza, mettendo nelle condizioni i terzi di conoscere quanto fatto, da cui ne discende la possibilità di individuare in modo esatto le responsabilità. È un termine che esprime in senso lato la coscienza di colui che amministra le cose di tutti e che deve essere chiamato a rendere conto delle sue scelte, anche a distanza di anni. Ed è proprio questo sguardo verso il futuro che non è solo domani o dopodomani ma quello di un orizzonte temporale ben più lontano, che siamo chiamati a valutare nelle scelte di oggi. La prima cosa sulla quale ci richiama il Fondo a gran voce, quindi, è una nota metologica, ovvero un miglioramento in termini di accountability, di responsabilità quindi; responsabilità nell’adottare i provvedimenti necessari al mantenimento della stabilità finanziaria della Repubblica, nel ripristino della solidità del settore bancario, nell’adozione delle riforme strutturali, nella riduzione della burocrazia, nella riorganizzazione dell’economia.

Ma veniamo nello specifico ai punti toccati dal Fondo Monetario e chiariamo una cosa subito: il Fondo non ha detto che va tutto bene, nessuno di noi dice che va tutto bene. Sarebbe davvero utopistico e non siamo qui per prendere in giro i cittadini, soprattutto quelli che sono alla ricerca di un lavoro, dire che va tutto bene o che domattina tutto andrà bene. Il Fondo ci partecipa alcune preoccupazioni e ci fa presente anche note positive riscontrate, che vanno lette senza pregiudizi di parte, nell’intento di cogliere i suggerimenti che vengono dati e cercare di capire quali sono gli interventi più opportuni da mettere in campo, interventi che devono essere comunque valutati attentamente e che non possono essere avulsi dal nostro contesto.

Quello che vorrei evitare, richiamando ad un dibattito costruttivo, è il fatto di estrapolare ed utilizzare strumentalmente singole parole o aspetti. Occorre uscire da schemi retorici e semplicistici; ci sono problemi stratificatisi negli anni, le cui responsabilità non sono da cercare solo nella condotta dei precedenti Governi. Se responsabilità dei precidenti Governi ci sono, sono soprattutto da cercare nella mancanza di determinazione nel farli emergere e risolvere e comunque il Fondo ci dice che i problemi del settore bancario si sono accumulati NELL’ULTIMO DECENNIO e questo lo abbiamo sottolineato varie volte nei nostri numerosi dibattiti in aula, portando a supporto di questa osservazione indicatori, dati e statistiche che riterrei non ripetere e sulle quali vorrei si potesse convergere e mettere un punto.

Il Fondo ci dice che la crescita economica sta rallentando a fronte delle incertezze del settore bancario. Purtroppo in presenza di criticità del settore bancario gli investimenti restano deboli e la leva finanziaria, che quando ovviamente contenuta può rappresentare un valido volano per lo sviluppo, continua a ridursi e a non riuscire a far partire investimenti che rimangono deboli. Urge una riforma completa del sistema bancario che ridia slancio ad un settore in cui la FIDUCIA rappresenta un elemento fondamentale.

D’altra parte, altra considerazione che ritengo molto positiva è il riconoscimento con favore dei RECENTI SFORZI COMPIUTI DALLE AUTORITA’ PER IDENTIFICARE I PROBLEMI che ora, però, occorre risolvere in modo determinato. Si è quindi concretizzata la raccomandazione di precedenti missioni del Fondo di prendere atto in modo profondo e dettagliato della qualità degli attivi, processo in corso, senza la quale non avrebbe potuto essere messa in atto alcuna strategia sana in grado di risolvere i problemi.

Così come sono riconosciute valide alcune misure strutturali di riforma implementate nel 2017. E i COSTANTI SFORZI DI COLLABORAZIONE MESSI IN CAMPO DA SAN MARINO CON LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE E A FAVORE DELLA TRASPARENZA sono fondamentali e ci allontanano molto dal giorno del giugno 2008 in cui venne sequestrato il furgone portavalori della Cassa di Risparmio. E da questi sforzi di collaborazione occorre ripartire e andare oltre con MOU e altri accordi internazionali.

Serve un piano complessivo, un piano che consideri tutti gli aspetti con particolare riferimento al fatto, il Fondo lo rileva più volte, che vengano limitati il più possibile gli impatti sui cittadini. Serve quindi una ricapitalizzazione delle Banche che devono il prima possibile ritornare a fare utili e a sostenere l’economia. Serve un rafforzamento delle funzioni della Banca Centrale e della vigilanza bancaria. Serve una strategia di bilancio pubblico che permetta di garantire la sostenibilità del debito, il che significa che le entrate pubbliche dovranno essere in grado di rimborsare quota capitale e quota interesse del debito spese correnti che dovranno essere contenute e migliorate nella qualità. Servono riforme strutturali in grado di rendere più sostenibile il bilancio dello Stato e continuare nella direzione della trasparenza… e con il richiamo alla trasparenza si torna al concetto iniziale di accontability, ovvero al rendere trasparente il proprio operato internamente e a livello internazionale.

Dobbiamo mettere in campo un PROGETTO PAESE e in questo senso non servono lotte all’ultima cifra o all’ultima percentuale.  Un PROGETTO PAESE che dal 2017 al 2018 passa dalla fase di ricognizione e presa di conoscenza dei problemi alla fase di individuazione delle soluzioni, cui seguirà la parte operativa. Un PROGETTO PAESE, con interventi in molteplici settori, che sempre cammina nella strada della crescita, che a volte compie deviazioni, assestamenti, aggiustamenti, ma che continua nell’unico senso possibile: quello della ripresa, quello dello sviluppo, quello del lavoro.